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Ricordi, rimorsi, rimpianti... suggestioni, impressioni, riflessioni di una gatta psicopatica.


Diario


16 ottobre 2008

FATECI USCIRE!

 



Fateci uscire


Una nuova emergenza bussa alle nostre porte. Ha qualcosa di simile alle tante dei nostri 37 anni di vita, perché sempre di bilanci in rosso si tratta. Ma è molto diversa da tutte le altre che l’hanno preceduta, perché stavolta non si tratta di raccogliere qualche soldo per sopravvivere ma di trovare le risorse per una battaglia di libertà che non riguarda solo noi.

Quello che ci assumiamo e a cui vi chiediamo di partecipare è un compito tutto politico. I tagli ai finanziamenti per l’editoria cooperativa e politica non sono misurabili «solo» in euro, in bilanci che precipitano nel rosso, in giornalisti e poligrafici che rischiano la disoccupazione. Sono lo specchio fedele di una «cultura» politica che, dall’alto di un oligopolio informativo, trasforma i diritti in concessioni, i cittadini in sudditi. Non sarà più lo stato (con le sue leggi) a sostenere giornali, radio, tv che non hanno un padrone né scopi di lucro. Sarà il governo (con i suoi regolamenti) a elargire qualcosa, se qualcosa ci sarà al fondo del bilancio annuale. Il meccanismo «tecnico» di questa controrivoluzione lo abbiamo spiegato tante volte in queste settimane (e continueremo a ricordarlo), ma il senso politico-culturale dell’operazione è una sorta di pulizia etnica dell’informazione, il considerare la comunicazione giornalistica una merce come tante altre. Ed è la filosofia che ha colpito in questi ultimi anni tanti altri beni comuni, dal lavoro all’acqua.

Noi ci batteremo con tutte le nostre forze e pubblicamente contro questa stretta: porteremo questo obiettivo in tutte le manifestazioni dell’autunno appena iniziato, stringeremo la cinghia come abbiamo imparato a fare in 37 anni di vita difficile ma libera, incalzeremo la politica e le istituzioni perché ne va della democrazia, spenderemo l’unico nostro patrimonio, cioè il nostro lavoro, per fornire il supporto giornalistico a questa battaglia di civiltà. E ci apriremo all’esterno ancor di più di quanto abbiamo fatto fino a oggi per raccogliere forze e saperi nuovi e capire come essere più utili a chi si oppone ai poteri che ci vogliono morti.

Faremo tutto questo, come sempre e più di sempre. Ma oggi siamo di nuovo qui a chiedere aiuto ai nostri lettori e a tutti coloro che considerano un bene essenziale il pluralismo e la libertà d’informazione. A chiedervi di sostituire ciò che questo governo ci nega con uno sforzo collettivo. In un panorama politico e culturale disastrato, di fronte alla lunga sconfitta che in un ventennio ha smantellato la stessa idea di «sinistra», non ci rassegneremo alla scomparsa. Perché, a differenza del protagonista di «Buio a mezzogiorno» di Arthur Koestler, non crediamo che «morire in silenzio» sia una lodevole testimonianza finale. Se questo governo e i poteri che rappresenta vogliono chiuderci, noi vogliamo riaprire. Con tutti voi, perché altrimenti è impossibile.


 


Ecco come potete partecipare alla nostra campagna di sottoscrizione
:

- On line, versamenti con carta di credito sul sito  ed è il metodo più veloce ed efficace.

- telefonicamente, sempre con carta di credito, al numero 06-68719888, o via fax al numero 06-68719689. Dal lunedì al sabato, dalle ore 10,30 alle 18,30. Dove potete telefonare anche per segnalare, suggerire e organizzare iniziative di sostegno.

- Con bonifico bancario presso la Banca popolare etica – Agenzia di Roma – intestato a il manifesto – IBAN IT40K0501803200000000535353.

- Con Conto corrente postale numero 708016, intestato a il manifesto Coop. Ed. Arl. - via Bargoni 8 – 00153 Roma.


 
Senza di noi -
Gabriele Polo

Sembra che molti non ci credano. L'abitudine agli allarmi di un giornale in perenne difficoltà economica induce i più a pensare: «alla fine si salveranno comunque». L'impoverimento politico (con una sinistra ridotta ai minimi termini) e quello materiale (con tanti che fanno fatica ad arrivare a fine mese) fanno il resto.
E così il nostro ultimo grido d'allarme - «fateci uscire» - non è stato compreso appieno. Pochi credono davvero che il manifesto potrebbe scomparire dalle edicole da un giorno all'altro. Invece è così.

E anche se arrivasse una piccola dilazione nel tempo dei perfidi provvedimenti del governo che ci scavano la fossa, i nostri problemi non sarebbero affatto risolti: se non viene ristabilito il diritto per legge ai finanziamenti pubblici per l'editoria cooperativa, questo giornale chiude. A meno che un'altra mano pubblica - dei tanti che ci considerano un bene comune - non si sostituisca a quella che Tremonti ha mozzato.

Sottoscrivendo e mobilitandosi per far fronte al vulnus governativo. Non c'è altro modo. Ed è un problema politico, che chiama in causa qualcosa di più della già importantissima libertà d'espressione. Riguarda la natura di questo giornale.

Nato 37 anni fa per dire che un'altra sinistra era possibile, diversa da quella che si avviava lentamente ma inesorabilmente all'implosione delle proprie colpe. Un'operazione eretica, sulla stregua di altre che avevano rianimato la storia della sinistra europea e mondiale; magari «perdendo», ma fornendo linfa vitale al movimento operaio del '900. Il manifesto è stato ed è un'operazione «pubblica», una sfida «collettiva», non un esercizio autoreferenziale per pochi.
 
Era - quella di 37 anni fa - una stagione molto diversa dall'attuale.
Ma visto che viviamo nell'oggi la domanda va posta: se il comunismo è diventato pubblicamente «impronunciabile» - e ricondotto alla sfera privata di un'elaborazione individuale - che senso ha un giornale nato per dire che il comunismo poteva essere tutt'altro da quei regimi e partiti che lo stavano rendendo impronunciabile? Non è questo ragionamento a spingere molti all'abbandono di una ricerca comune?

Non è forse curioso che chi (pagando anche personalmente) ha coltivato la critica del socialismo reale guardando a sinistra e si è confrontato in piena libertà (cambiando anche se stesso) con altre culture alternative al capitalismo, debba oggi giustificare la propria esistenza? Non è bizzarro che sia soffocato da un mercato di cui ha sempre denunciato l'ipocrisia liberista e che oggi ricorre al vituperato aiuto pubblico?
 
Sono queste le domande a monte del nostro «fateci uscire», gli interrogativi cui ognuno è chiamato a dare risposta. Per proseguire un percorso. La nostra «fastidiosa» informazione che lavora per un'opinione comune. E non affidare a un qualunque creditore il compito di farci fallire
.
Per un pugno di euro, lasciandovi un po' più soli. Senza di noi.
 



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permalink | inviato da gatta nera il 16/10/2008 alle 7:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


2 dicembre 2007

Senza pudore.

       
      Spello, 18 Settembre 2007 - Foto GRF


Queste istantanee sono state scattate dal mio compagno, durante il nostro breve viaggio fra Umbria e Toscana. Non amo essere fotografata e infatti alcune sono "rubate", ma non sono nemmeno troppo recalcitrante... Insomma non penso che mi si rubi l'anima.
Semplicemente sono brutta e non mi piace rivedermi, anzi nemmeno mi riconosco... Ma se qualcuno ne esprime il desiderio, di tanto in tanto accondiscendo. Lo devo a tutti coloro che ho ritratto in passato: decine, centinaia forse, di persone che si sono sottomesse al mio obiettivo.

Ci si chiederà dunque perché le abbia pubblicate, così "nude e crude, senza trucco e senza inganno": ebbene, per cercare di esorcizzare l'eccessivo valore che attribuisco al mio aspetto esteriore, fatto che ha condizionato - negativamente - i miei quarantanove anni di esistenza.


                                 
                                  Cortona, 17 Settembre 2007 - Foto GRF



Quando nacqui, mia madre ebbe un lunghissimo e doloroso travaglio per mettere al mondo una bimba di oltre quattro chilogrammi, non particolarmente lunga e dalle forme tonde.

Stavo per morire, mentre lei soffriva da più di un giorno distesa sullo stesso letto ove ero stata concepita, ma la perizia dell'ostetrica o il destino che aveva previsto la mia presenza per alcuni anni sulla Terra, fecero sì che il viola scuro del mio musetto, a poco a poco, si stingesse fino al rosso del pianto.
 
Era davvero molto bella la mia mamma! Ancor oggi i coetanei la ricordano con un sospiro e mio padre ne è tuttora geloso.
Era abbastanza alta per i tempi, ma soprattutto longilinea e armoniosa. Guardo le sue vecchie fotografie e non trovo un difetto: gambe lunghe e ben tornite, caviglie sottili, piedi delicati, mani lunghe e affusolate; la vita snella sulle anche ben sagomate e un fondoschiena a mandolino, come si soleva dire, il seno adatto alle coppe da champagne... E poi il collo lungo, la testa piccola con una gran massa di capelli ricci biondo scuro, la bocca appena carnosa sorrideva e rideva spesso, illuminando due lampi verde chiaro nelle pupille. Il portamento elegante ne completava la figura.

Anche mio padre era un bel ragazzo e poi un bell'uomo: formavano una splendida coppia, ammirata o invidiata.
Per loro la bellezza è sempre stato uno dei valori primari di una persona; certo, riconoscono anche la bontà d'animo, l'intelligenza, la ricchezza interiore, ma Venere è la dea che li ha conquistati.

Tralasciando i cinque nipoti, per i quali hanno un più che benevolo sguardo di nonni, dei tre figli che hanno avuto, forse solo mio fratello può reggere il loro confronto e infatti ne tessono spesso le lodi; lui e mia sorella sono entrambi molto alti, ma quest'ultima ha avuto il codice genetico "guastato" in parte da influssi parentali esteticamente corrotti; infine ci sono io, la nanerottola della famiglia.

Da sempre grassoccia, corta più che bassa, la testa troppo grossa, di costituzione brevilinea con ossatura massiccia, sono un po' un gelso tra alberi ad alto fusto, slanciati verso il cielo. Naturalmente non è solo l'altezza che mi fa difetto: sono tarchiata, la ero perfino nei periodi in cui dimagrivo tanto da potere indossare il vestito della Cresima di mio fratello.
Non ho polsi, caviglie e ginocchia leggeri, il mio fondoschiena ha l'aspetto largo e piatto di una portaerei... Col trascorrere degli anni tutto questo è naturalmente peggiorato e ormai siamo sulla via dello sfacelo inarrestabile ;-)
Il mio più pesante (in tutti i sensi!) cruccio è il seno: se da giovane suscitava gli imbarazzanti sguardi lascivi delle persone di una certa età, ora è un vero disastro che non so come nascondere, se non con specie di contenitori che fungono da vestiti.
Ecco, esteriormente questa sono io.

                                     
                  Parma, 14 Settembre 2007 - Foto VP                                  Arezzo, 16 Settembre 2007 - Foto GRF          


"E allora?" diranno i più liberi di voi, quelli che non si fanno condizionare dalla nostra società dell'apparire... Allora, io non ho mai saputo far coincidere la mia razionale convinzione che l'aspetto fisico ha  una rilevanza minima rispetto ad altre qualità, con il malessere istintivo che provo chiusa in questo corpo.

A mia parziale giustificazione posso addurre che mi è stato fatto subire da sempre: dai compagni di scuola, da qualche insegnante "burlone",  dai ragazzi che non mi hanno mai preso in considerazione... e purtroppo dai miei delusi genitori.

Ancora adesso, anche qualche giorno fa, consideravano quanto era bella mia madre e come era ammirata: lei si schermiva un po', ma lo sguardo era orgoglioso.
Che splendide mani... Che belle unghie ovali, proprio come quelle di mia cognata... Ogni volta che parlano di qualcuno, ne devono giudicare l'aspetto.
"Tu invece hai le dita corte". Invecchiando hanno anche meno reticenza: amaramente ammettono o goffamente cercano di nascondere che... insomma... Non gli sono venuta bene.
Solo che... le mie dita non saranno affusolate come le loro, ma... non sono corte!
Questo mi ha dato da pensare.

E' talmente insita in me - supportata da altre negative esperienze di cui preferisco non trattare - la consapevolezza di essere brutta, addirittura ripugnante, che ha contagiato anche il resto dell'opinione che ho di me stessa, ritenendomi pertanto poco simpatica, non intelligente, non colta e via via... fino alla completa demolizione.

Non ho mai avuto amicizie o per lo meno non durature: mi vergognavo sempre di me.
Anche recentemente ne ho lasciato morire un paio di vecchia data perché l'ansia di presentarmi è talmente forte che preferisco soffrire di solitudine.

Mi sono nascolta volentieri dietro un blog, però man mano che "conosco" le persone, mi diventa sempre più complicato scrivere: ho il timore dell'altrui giudizio, il terrore di essere sbeffeggiata, come mi è successo tante volte in passato.
Tutta la mia vita è stata condizionata da questa costante.
E se per caso trovo il coraggio di instaurare delle relazioni umane, presto la paura di deludere, di aver dato di me un'immagine positiva che mi sopravvaluta, mi spinge a fuggire o a mettere in atto strategie inconscie per farmi abbandonare.

In questi giorni le sto attuando con due cari amici di penna, uno dei quali soprattutto si è veramente stancato (e come dargli torto?) di ripetermi le medesime rassicurazioni.
E così ho deciso di denudarmi al centro della piazza, di mostrare le mie debolezze, non per essere consolata, cosa che mi darebbe piuttosto fastidio e spero che nessuno farà, ma per me, per darmi una scossa, per vedere se alla fine riuscirò a considerarmi un essere umano medio, a non provare più vergogna, a presentarmi senza trucco, come nelle foto che ho pubblicato.


                                   
                          Parma, 14 Settembre 2007 - Foto VP

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"Oh Signora Threadgoode,
io mi sento troppo giovane

per essere vecchia
e troppo vecchia
per essere giovane!"
 
Fried green tomatoes
27 Dicembre 1991.


 

 "La donna nell'arte"

 

 

"Women in film"
 

 

Toutefois
l'amour vrai rare peut être,
il est moins ainsi que l'amitié vraie.

Per quanto
il vero amore possa esser raro,
lo è meno della vera amicizia. 

François Duc de La Rochefoucauld

 

 

 


 

 

 Non nascondere
il segreto del tuo cuore,
amico mio!
Dillo a me, solo a me,
in confidenza.
Tu che sorridi così gentilmente,
dimmelo piano,
il mio cuore lo ascolterà,
non le mie orecchie.
La notte è profonda,
la casa silenziosa,
i nidi degli uccelli
tacciono nel sonno.
Rivelami tra le lacrime esitanti,
tra sorrisi tremanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore.

  Rabrindranath Tagore

                                     


    


    Le aleggiava sulle labbra
e le splendeva negli occhi
un sorriso tenero e radioso,
che pareva scaturire
dal cuore medesimo
della femminilità.

 
"La lettera scarlatta"
Nathaniel Hawthorne

 

 

                                               
 
                                                        
             Pierre Auguste Renoir
                 Spring bouquet, 1866


 
 


           

 

"Non permetterò a nessuno
 di mettermi in gabbia".


"Non voglio metterti in gabbia,
 io voglio amarti".

 

" E' la stessa cosa".



              
 

 

 

 


Sognare 

Fabia, sono Catullo.
Ti ricordi quando volevo baciarti
e non l'ho fatto?
Quando volevo toccarti
e non ho potuto?
Quando volevo portarti via
e me l'hanno impedito?
Ora ti sogno tutte le notti
e nessuno può farci nulla.

Da: Poesie d'amore
Enrico Galavotti

                                              
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Hanno alzato lo sguardo
a questo firmamento:


    


Adriana Libretti
Aidi
Aislinn
Ale (a destra)
Aleiorio
Alice
Alternativo 2
Amore di grafica - Kekkina
Anabasi
Animainviaggio
Annamarea - Anna Maria
Annie 80
Anelli di fumo - Sciltian
Ape_blog
Arciprete
Arraffagatto (Arfasatto-Serapione) - Elena
Attimo fuggente
Aurora 86
Barbarab
Baskerville *
Batlogreturns - Kia
Beppone
La casa di Beppone
Blue River - Mass(im)o
Bread & Roses - Simona
Broken clock
Calimero (Nuvolee)
Calma apparente - XaoS
Calzetta
Camera con vista - Claudia
Caravanserral (ex Il cavaliere
errante) - Nicola
Carezza invisibile - Irene
- ex BBMount
Carlo Rubboca *
Cat
Chiamami aquila
Coda di lupo - Gian Pietro
Concy 31
Cristiana G.
Darkismy
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Dimensione (distrattamente) Morgana - La bottega di spezie - Laura
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Esseno - Giuseppe
Eta-beta - Gabriella
Ex Rastagirl- Dina *
Exit - Enrico
Exodus Raian - Mauro Dino *  (doppio link)
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