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Ricordi, rimorsi, rimpianti... suggestioni, impressioni, riflessioni di una gatta psicopatica.


Diario


20 gennaio 2009

"I bambini imparano ciò che vivono".

 



I bambini imparano ciò che vivono.


I bambini imparano ciò che vivono.

Se un bambino vive nella critica impara a condannare.

Se un bambino vive nell'ostilità impara ad aggredire.

Se un bambino vive nel sarcasmo impara ad essere timido.

Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.


Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.

Se un bambino vive nell'incoraggiamento impara ad avere fiducia.

Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.

Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere una fede.

Se un bambino vive nell'approvazione impara ad accettarsi.

Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia

 impara a trovare l'amore nel mondo.


Doret's Law Nolte

 


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permalink | inviato da gatta nera il 20/1/2009 alle 23:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


15 novembre 2007

La corriera.

 

 


Ogni giorno, alle quattordici e quindici circa, mia cognata si reca in automobile alla fermata dell’autobus della linea extra urbana, che collega il nostro paesino alla città; va a prendere mia nipote, che frequenta il primo anno di superiori.
Poco più di un chilometro di distanza da casa, ma “già arriva tardi” e “la strada provinciale è pericolosa per una ragazzina...".

Mi sono soffermata a considerare quanto siano cambiate le cose da trent’anni fa, quando anch’io mi sobbarcavo due scomodi viaggi al giorno, per andare a studiare a Parma e per raggiungere il mezzo pubblico mi servivo di una vecchia bicicletta.

In quarta ginnasio, la corriera (la chiamavamo così) partiva dal paese alle sette meno dieci, dopo aver raccolto gli studenti e i pendolari di alcune frazioni.

Il bar Johnny, nome da passaggio di soldati americani, era una specie di fermata della diligenza: stipato di persone, in attesa del suono del clacson che annunciava l’arrivo del vecchio mezzo, azzurro sbiadito e con le forme arrotondate.

Durante i mesi freddi - e allora lo erano davvero – le vetrate del locale si appannavano di fiati caldi e umidi e il chiacchiericcio era squillante di voci giovani e di risate; in primavera la piccola folla si distendeva sul piazzale antistante il bar, sotto gli occhi curiosi dei pensionati, che commentavano in dialetto:
Ad chi ela fieula cla ragasa le?”
D’Arculén!
Ah se?
La vala zamò a Paarma?”
(purtroppo non so scrivere in dialetto*)

Mia cugina ed io percorrevamo in bicicletta due chilometri e mezzo ed arrivavamo sempre di corsa, trafelate. Con la nebbia fitta e bagnata il viso si ricopriva di goccioline e il respiro usciva come vapore dai nasi arrossati. Eravamo timidissime, soprattutto io e per questo non legavamo con i nostri compagni, che invece ci giudicavano indisponenti. Chiuse nei nostri cappottoni pesanti, acquistati ad un’asta pubblica per mille lire, ce ne stavamo in un angolo, vergognose.

Osservavo di sottecchi, sollevando le ciglia - allora lunghissime e nere - su un paio di grandi occhi ferini: un'occhiata dai riflessi gialli, inquietante e ipnotica.
Lo sguardo, l’unico dono che la natura mi aveva concesso, lo utilizzavo per allontanare, mentre avrei desiderato con tutta me stessa sciogliermi in un sorriso accogliente.

Quando arrivava la corriera, c’era la corsa all’accaparramento dei posti a sedere rimasti, soprattutto quelli accanto alle più carine: eravamo così tanti che il corridoio fra i sedili si riempiva di corpi, stretti al punto di tenersi su l’uno con l’altro.

Come invidiavo i miei coetanei che socializzavano, mentre io, se fortunosamente interpellata, non riuscivo a emettere suono, le gote imporporate.
Così aprivo il libro e ripassavo le declinazioni o la letteratura antica, magari anche quando ero in piedi, in quell’angusto spazio, sotto l'espressione ironica del ragazzo di turno, seccato che la sorte lo avesse spinto proprio lì e non appiccicato a quell'invitante morettina, che dispensava sorrisi accattivanti come promesse, che forse non avrebbe mantenuto o chissà…

Per alcuni genitori, tra cui i miei, il termine "corriera" era l'equivalente di tentazione e perdizione. Già quando ero in terza media sentivo narrare di troppa promiscuità fra maschi e femmine, di fuoco e paglia vicini, di baci, di ragazze dai facili costumi...
Ne ero spaventata, ma forse soprattutto incuriosita ed eccitata.

Mi accorsi immediatamente che invece era un bellissimo luogo d'incontro e che non vi aleggiava quell'atmosfera sordida di cui avevo sentito sussurrare, ma un'aria luminosa. Avevo ricevuto infinite raccomandazioni col tono che si rivolge a chi si è già reso colpevole, se non altro per questioni anagrafiche.
Invece i giovani chiacchieravano, si conoscevano, scherzavano, con quell'allegria, quella spontaneità e quel desiderio di fraternizzare che non tornano.

I più grandi mi rivolgevano domande, cercavano di farmi entrare nella compagnia... Io che ero sempre stata isolata come "la secchiona" delle medie. Timida la rimanevo, ma mi sentivo per la prima volta accolta ed era una gran bella sensazione!
Sembra di parlare di un'altra era: al ritorno, i più disinvolti cantavano in coro, soprattutto si rideva molto. Certo io non ero tra le protagoniste, ma nemmeno mi nascondevo.

Durò davvero troppo poco: la scuola era molto gravosa, non solo dal punto di vista didattico. Frequentavo una classe femminile, tutte in grembiule nero, comprese le professoresse. Grossi, alti, vetusti banchi di legno per due, calcati da molteplici generazioni di studenti. L'ambiente era molto severo: entrando sembrava di piombare nell'ottocento. Le punizioni non erano corporali, ma crudelmente psicologiche.

Mi ammalai di asma, ma soprattutto accadde un episodio che incise in modo determinante sulla sorte della mia instabilità psichica futura. Fu l'esagerata reazione di mio padre e mia madre che tranciò di netto ogni mio fresco tentativo di rapportarmi con gli altri, come gli altri.

Da allora non riuscii nemmeno più a rispondere al saluto dei miei ex compagni di scuola e ripiombai ancora più giù nel pozzo del mio isolamento: esteriormente la "brava ragazza" che non dava confidenza, interiormente un vulcano che sarebbe esploso qualche anno più tardi.


* Di chi è figlia quella ragazza?
  Di Ercolino.
 Ah sì? Va già  (a scuola) a Parma? 

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"Oh Signora Threadgoode,
io mi sento troppo giovane

per essere vecchia
e troppo vecchia
per essere giovane!"
 
Fried green tomatoes
27 Dicembre 1991.


 

 "La donna nell'arte"

 

 

"Women in film"
 

 

Toutefois
l'amour vrai rare peut être,
il est moins ainsi que l'amitié vraie.

Per quanto
il vero amore possa esser raro,
lo è meno della vera amicizia. 

François Duc de La Rochefoucauld

 

 

 


 

 

 Non nascondere
il segreto del tuo cuore,
amico mio!
Dillo a me, solo a me,
in confidenza.
Tu che sorridi così gentilmente,
dimmelo piano,
il mio cuore lo ascolterà,
non le mie orecchie.
La notte è profonda,
la casa silenziosa,
i nidi degli uccelli
tacciono nel sonno.
Rivelami tra le lacrime esitanti,
tra sorrisi tremanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore.

  Rabrindranath Tagore

                                     


    


    Le aleggiava sulle labbra
e le splendeva negli occhi
un sorriso tenero e radioso,
che pareva scaturire
dal cuore medesimo
della femminilità.

 
"La lettera scarlatta"
Nathaniel Hawthorne

 

 

                                               
 
                                                        
             Pierre Auguste Renoir
                 Spring bouquet, 1866


 
 


           

 

"Non permetterò a nessuno
 di mettermi in gabbia".


"Non voglio metterti in gabbia,
 io voglio amarti".

 

" E' la stessa cosa".



              
 

 

 

 


Sognare 

Fabia, sono Catullo.
Ti ricordi quando volevo baciarti
e non l'ho fatto?
Quando volevo toccarti
e non ho potuto?
Quando volevo portarti via
e me l'hanno impedito?
Ora ti sogno tutte le notti
e nessuno può farci nulla.

Da: Poesie d'amore
Enrico Galavotti

                                              
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Hanno alzato lo sguardo
a questo firmamento:


    


Adriana Libretti
Aidi
Aislinn
Ale (a destra)
Aleiorio
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Alternativo 2
Amore di grafica - Kekkina
Anabasi
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Annamarea - Anna Maria
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Anelli di fumo - Sciltian
Ape_blog
Arciprete
Arraffagatto (Arfasatto-Serapione) - Elena
Attimo fuggente
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Bread & Roses - Simona
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Calimero (Nuvolee)
Calma apparente - XaoS
Calzetta
Camera con vista - Claudia
Caravanserral (ex Il cavaliere
errante) - Nicola
Carezza invisibile - Irene
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Carlo Rubboca *
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