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Ricordi, rimorsi, rimpianti... suggestioni, impressioni, riflessioni di una gatta psicopatica.


Diario


30 novembre 2007

Non piangere...



Nebulosa Rosetta 



Non piangere quando tramonta il sole,

le lacrime ti impedirebbero di vedere le stelle.
 
Rabíndranáth Thákhur
(1861 – 1941)


18 novembre 2007

Cerchi nell'acqua.

Car. X...........,
oggi, nel primo pomeriggio, avevo intenzione di scriverti, invece, come sempre, mi sono lasciata prendere da altri impegni. E' da un po' che mi ripropongo di farlo per bene, ma, come sai anche tu, manca sempre il tempo.

Poi mi sono detta che al tempo occorre dare delle priorità e che dovevo decidere se tu eri tra queste: per me lo sei ancora, al punto che ti trascuro.

Capita purtroppo che le persone che si considerano più vicine paghino lo scotto di essere lasciate in disparte, confidando che ti comprenderanno, che avranno pazienza. E così passano i giorni, i mesi e il rapporto si allenta come un elastico tenuto tirato troppo a lungo.

Ci si accorge, forse troppo tardi (spero non sia il nostro caso) che non si conosce più la persona da cui eravamo stati attratti e che lei non sa più chi siamo noi.

Se è vero che le amicizie "di rete" sono rette dalle parole e che sono tanto più profonde in quanto ci si scambiano pezzetti d'anima, che difficilmente faremmo trapelare in un rapporto tradizionale basato sull'incontro fisico, non solo scritto, è pur vero che, a maggior ragione, le amicizie cosiddette virtuali si scaldano e si nutrono necessariamente di parole e non di silenzi.

Ultimamente ci leggiamo e scriviamo nei rispettivi blog, come due qualsiasi conoscenze a cui aggiungiamo qualche bacio o qualche smile in più. Poche mail private, poche notizie in tutta fretta, come una pratica da sbrigare senza entusiasmo.
Sono forse state tutte quelle "conoscenze" che ci hanno allontanato? Una folla troppo vasta con la quale intrattenere rapporti di buon vicinato? Una piccola smania di visibilità, un simulacro di successo?

O forse leggerci in mezzo agli altri ci ha fatto apparire diversamente che a tu per tu: osservarci mentre ci confrontiamo con altri ci ha presentato una persona differente da quella che ci pareva di conoscere, per quanto si possa conoscere un altro individuo al di fuori di noi, che pure siamo per noi stessi un mistero da scoprire?                                            

Mi hai mandato due brevissime mail, quasi due sms via internet, in cui mi facevi notare scherzosamente che avevo "conquistato" un paio di bloggers: per me è stato come ricevere due pugni nello stomaco, uno dopo l'altro.

Quella faccina che strizza l'occhio in fondo alla riga non è bastata a lenire il doloroso stupore che ho provato. Probabilmente tu mi prendevi in giro amichevolmente, ma una punta di verità c'era dietro e magari non ne sei nemmeno consapevole.
 
In tutta sincerità, chi di noi bloggers sarebbe contento di pubblicare solo per sé, di non ricevere visite o alcun commento?  Positivo ci lusinga. Negativo ci spinge e costringe all'autocritica, se siamo intelligenti, allo scontro se siamo ottusi... Ma tutti desideriamo "un posto al sole".  Chi sostiene il contrario mente a se stesso. Però da qui a cercare di "conquistare" consensi... Non è il mio scopo.

Tuttavia tu mi hai fatto capire di non aver gradito che io uscissi dal "gruppo": con noi o contro di noi sembrava celare quel "scusa... ti ho sottovalutata".  Il fatto è che io non mi sento parte di un gruppo, non voglio o non voglio più schierarmi in modo manicheo. Sicuramente, se potessi, mi risponderesti che anche tu la pensi come me, che lo scambio di opinioni diverse ci migliora e sono certa della tua sincerità.
Eppure, eppure...  Quanto siamo liberi di rispondere solo a noi stessi? Quanto paghiamo le alleanze che stringiamo
?
Quanti non hanno mai pensato: "Se è amico di quello, non può essere amico mio"?

La mia lettera vuol essere come un sassolino in una pozzanghera: precipitare in un punto e sollevare intorno tanti cerchi interrogativi, cento e più motivi sui quali riflettere la propria immagine e stabilire se la verità sia quella specchiata o quella che si specchia.

Affettuosamente ;-)
gatta nera alias c...........


Per quanti desiderassero allo spasimo sapere chi sia il/la destinatario/a della suddetta mail, risponderò pirandellianamente: uno, nessuno e centomila.

Il destinatario è la maschera di un qualsiasi blogger, di chiunque vi si riconosca, magari di me stessa.
No, non contate il numero dei puntini dopo la X: sono 11, solo perché attualmente è il mio numero preferito.

Questa è una lettera verosimile, come la fantasia che insegue la realtà e questa  rincorre e supera la precedente, ragione per cui la fantasia si ispira alla realtà, ma più ancora quest'ultima alla prima, legittimandola.


                                                    


17 novembre 2007

1° Gatto Nero day. Oggi è anche la mia festa.

 

“GIORNATA DEL GATTO NERO” - 17 Novembre - 

 

Nasce, su proposta di Lorenzo Croce dell’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa), a seguito di moltissime segnalazioni da tutta Italia su gatti neri scomparsi, il Gatto nero day: i mici color della notte si prendono una bella rivincita. L’idea è di celebrare la giornata il 17 novembre di ogni anno promovendo e sensibilizzando l’opinione pubblica alle adozioni dei felini “in nero“, anche premiando coloro che, in qualche modo, si dedicano alla cura ed alla salvezza dei gatti neri.


Perseguitati per secoli per la loro fama di jellatori, dal 17 novembre i nostri amici pelosi avranno una giornata tutta dedicata alla salvaguardia della loro identità. Ma anche delle loro vite: secondo i dati dell'Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente ogni anno, ne vengono sterminati 60 mila di cui almeno 7.000 in Lombardia e dai 1.200 ai 1.500 esemplari nelle sole provincie di Milano, Roma e Torino.
 
L'iniziativa - "La scelta del 17 novembre - spiegano i promotori - ha due motivi, il primo e’ legato al giorno 17 che insieme ai gatti neri rappresenta nella mente dei superstiziosi il simbolo della sfortuna. Il secondo e’ la scelta del mese di novembre, in contrapposizione alla notte di halloween che si celebra nello stesso mese, il giorno in cui le uccisioni di gatti neri raggiungono il loro apice". 

Testimonial dell'iniziativa il cantante Don Backy, che ha composto l'inno della giornata, Signori si nasce ed io lo nacqui, e la "gattara" Pamela Prati, oltre al pittore milanese Gero Urso, che in occasione del gatto nero day inaugurerà una mostra di quadri dedicata proprio ai gatti neri. In programma anche un raduno di felini a Roma e un pic-nic con i padroni a Milano, dove saranno consegnate le "targhe antisfiga" a chi ha meglio difeso i diritti dei felini perseguitati.

Le origini della superstizione - La credenza irrazionale secondo cui i gatti neri portano sfortuna nasce nel Medioevo, periodo storico generalmente poco favorevole ai felini, che su indicazione della Chiesa, venivano associati al diavolo e ritenuti compagni delle streghe perché, come loro, uscivano di notte. Proprio per questa abitudine il gatto nero era considerato particolarmente infausto: quando, praticamente invisibile nelle strade buie dell'epoca, tagliava la strada a un cavaliere, il cavallo spesso si imbizzarriva e lo disarcionava. Fra il 1000 e il 1700 milioni di gatti, di ogni colore, vennero uccisi in nome della loro presunta affinità con il Maligno. Ma secondo alcuni studiosi questo massacro, permettendo il moltiplicarsi dei topi, avrebbe favorito il dilagare delle epidemie di peste: se ci fossero stati i gatti a cacciare i ratti, portatori della malattia, la peste avrebbe fatto meno vittime.

Gatto nero simbolo di perfezione
- In altre culture, invece, come quella egiziana e quella greca, dove i felini erano venerati per la loro capacità di liberare le case dai topi, il gatto nero era considerato simbolo di perfezione. Ancora oggi, in Francia e in Inghilterra un ciondolo che rappresenta un gatto nero è considerato un portafortuna ed è di buon auspicio tenerne uno in casa. Nello Yorkshire è tradizione che, se un gatto nero entra di buon mattino in camera da letto, la giornata sarà fortunata. Per le ragazze vederne uno è segno di fortuna in amore. In un suo libro, lo zoologo Desmond Morris, un'autorità mondiale in fatto di gatti, spiega da cosa nasce l'abitudine di ritenersi fortunati se un micio nero entra in casa. Morris racconta che in epoca Medioevale, quando la Chiesa dichiarò guerra a tutti i piccoli felini, anche in Gran Bretagna si consideravano i gatti neri creature demoniache, ma c'era la convinzione che restare illesi dopo averne incontrato uno significava avere una grandissima fortuna. Da ciò, i mici col pelo scuro diventarono degli amuleti contro la mala sorte.
 
http://animali.tiscali.it/articoli/07/novembre/13/giorno_gatto_nero_123.html


                                                         


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15 novembre 2007

La corriera.

 

 


Ogni giorno, alle quattordici e quindici circa, mia cognata si reca in automobile alla fermata dell’autobus della linea extra urbana, che collega il nostro paesino alla città; va a prendere mia nipote, che frequenta il primo anno di superiori.
Poco più di un chilometro di distanza da casa, ma “già arriva tardi” e “la strada provinciale è pericolosa per una ragazzina...".

Mi sono soffermata a considerare quanto siano cambiate le cose da trent’anni fa, quando anch’io mi sobbarcavo due scomodi viaggi al giorno, per andare a studiare a Parma e per raggiungere il mezzo pubblico mi servivo di una vecchia bicicletta.

In quarta ginnasio, la corriera (la chiamavamo così) partiva dal paese alle sette meno dieci, dopo aver raccolto gli studenti e i pendolari di alcune frazioni.

Il bar Johnny, nome da passaggio di soldati americani, era una specie di fermata della diligenza: stipato di persone, in attesa del suono del clacson che annunciava l’arrivo del vecchio mezzo, azzurro sbiadito e con le forme arrotondate.

Durante i mesi freddi - e allora lo erano davvero – le vetrate del locale si appannavano di fiati caldi e umidi e il chiacchiericcio era squillante di voci giovani e di risate; in primavera la piccola folla si distendeva sul piazzale antistante il bar, sotto gli occhi curiosi dei pensionati, che commentavano in dialetto:
Ad chi ela fieula cla ragasa le?”
D’Arculén!
Ah se?
La vala zamò a Paarma?”
(purtroppo non so scrivere in dialetto*)

Mia cugina ed io percorrevamo in bicicletta due chilometri e mezzo ed arrivavamo sempre di corsa, trafelate. Con la nebbia fitta e bagnata il viso si ricopriva di goccioline e il respiro usciva come vapore dai nasi arrossati. Eravamo timidissime, soprattutto io e per questo non legavamo con i nostri compagni, che invece ci giudicavano indisponenti. Chiuse nei nostri cappottoni pesanti, acquistati ad un’asta pubblica per mille lire, ce ne stavamo in un angolo, vergognose.

Osservavo di sottecchi, sollevando le ciglia - allora lunghissime e nere - su un paio di grandi occhi ferini: un'occhiata dai riflessi gialli, inquietante e ipnotica.
Lo sguardo, l’unico dono che la natura mi aveva concesso, lo utilizzavo per allontanare, mentre avrei desiderato con tutta me stessa sciogliermi in un sorriso accogliente.

Quando arrivava la corriera, c’era la corsa all’accaparramento dei posti a sedere rimasti, soprattutto quelli accanto alle più carine: eravamo così tanti che il corridoio fra i sedili si riempiva di corpi, stretti al punto di tenersi su l’uno con l’altro.

Come invidiavo i miei coetanei che socializzavano, mentre io, se fortunosamente interpellata, non riuscivo a emettere suono, le gote imporporate.
Così aprivo il libro e ripassavo le declinazioni o la letteratura antica, magari anche quando ero in piedi, in quell’angusto spazio, sotto l'espressione ironica del ragazzo di turno, seccato che la sorte lo avesse spinto proprio lì e non appiccicato a quell'invitante morettina, che dispensava sorrisi accattivanti come promesse, che forse non avrebbe mantenuto o chissà…

Per alcuni genitori, tra cui i miei, il termine "corriera" era l'equivalente di tentazione e perdizione. Già quando ero in terza media sentivo narrare di troppa promiscuità fra maschi e femmine, di fuoco e paglia vicini, di baci, di ragazze dai facili costumi...
Ne ero spaventata, ma forse soprattutto incuriosita ed eccitata.

Mi accorsi immediatamente che invece era un bellissimo luogo d'incontro e che non vi aleggiava quell'atmosfera sordida di cui avevo sentito sussurrare, ma un'aria luminosa. Avevo ricevuto infinite raccomandazioni col tono che si rivolge a chi si è già reso colpevole, se non altro per questioni anagrafiche.
Invece i giovani chiacchieravano, si conoscevano, scherzavano, con quell'allegria, quella spontaneità e quel desiderio di fraternizzare che non tornano.

I più grandi mi rivolgevano domande, cercavano di farmi entrare nella compagnia... Io che ero sempre stata isolata come "la secchiona" delle medie. Timida la rimanevo, ma mi sentivo per la prima volta accolta ed era una gran bella sensazione!
Sembra di parlare di un'altra era: al ritorno, i più disinvolti cantavano in coro, soprattutto si rideva molto. Certo io non ero tra le protagoniste, ma nemmeno mi nascondevo.

Durò davvero troppo poco: la scuola era molto gravosa, non solo dal punto di vista didattico. Frequentavo una classe femminile, tutte in grembiule nero, comprese le professoresse. Grossi, alti, vetusti banchi di legno per due, calcati da molteplici generazioni di studenti. L'ambiente era molto severo: entrando sembrava di piombare nell'ottocento. Le punizioni non erano corporali, ma crudelmente psicologiche.

Mi ammalai di asma, ma soprattutto accadde un episodio che incise in modo determinante sulla sorte della mia instabilità psichica futura. Fu l'esagerata reazione di mio padre e mia madre che tranciò di netto ogni mio fresco tentativo di rapportarmi con gli altri, come gli altri.

Da allora non riuscii nemmeno più a rispondere al saluto dei miei ex compagni di scuola e ripiombai ancora più giù nel pozzo del mio isolamento: esteriormente la "brava ragazza" che non dava confidenza, interiormente un vulcano che sarebbe esploso qualche anno più tardi.


* Di chi è figlia quella ragazza?
  Di Ercolino.
 Ah sì? Va già  (a scuola) a Parma? 


12 novembre 2007

Amor dolente.


"Pain of love" (1899)

Adolph-William Bouguereau
 (1825 - 1905)



 



Cuore nuovo


 Il mio cuore come una serpe
si è spogliato della sua pelle
e la tengo fra le mie dita
piena di ferite e di miele.

I pensieri annidati
nelle tue rughe, dove sono?
Dove le rose che profumavano
di Gesucristo e di Satana?

Povero involucro che opprimevi
la mia stella fantastica!
Grigia pergamena indolenzita
di ciò che volli e ora non amo più.

Vedo in te embrioni di scienze,
mummie di versi e scheletri
di antiche mie innocenze
e di miei romantici segreti.

Ti appenderò ai muri
del mio museo sentimentale,
vicino ai gelidi e oscuri
gigli dormienti del mio male?

O ti metterò sopra i pini
- libro dolente del mio amore -
perché tu conosca i trilli
dell'usignolo all'alba?


Federico García Lorca (1898–1936)


11 novembre 2007

E questa è un'altra storia...

 
















Immagini che si commentano da sé.

Parco di Haller, Mombasa, coste del Kenya.

Trascinato in seguito ad una esondazione dalla sua zona di origine, il fiume Sabaki, nella zona di Malindi è stato salvato Owen, un cucciolo di ippopotamo, vittima animale della tragedia dello Tsunami che colpì duramente queste zone nel 2004 queste zone, Owen, rimasto orfano ed unico superstite del suo branco, fu trasferito nel Parco di Haller, una riserva.

Owen, un cucciolo di ippopotamo dal peso di circa 300 kg all'epoca, ha stretto una profonda amicizia con Mzee, una testuggine Aldabra, di oltre 130 anni di età, il cui nome Mzee significa nella lingua locale del Kenya, Tanzania ed Uganda, lo swahili, "anziano signore saggio". Mzee in un primo momento non si mostrò entusiasta del suo nuovo amico, Owen rivolse quasi immediatamente le sue attenzioni a Mzee, ma in seguito la testuggine ha accettato le richieste bisognose di affetto di questo cucciolo d' ippopotamo solo ed abbandonato a se stesso.

Un'amicizia tra un ippopotamo ( un mammifero) ed una testuggine ( un rettile) dello stesso sesso è rara, ma molto bella, i due animali si muovono insieme, mangiano insieme, dormono insieme, si scambiano effusioni, si mordicchiano a vicenda, si amano, inizialmente se Mzee non mangiava, nemmeno Owen mangiava, obbligando i gestori della riserva a lasciare i due animali sempre insieme, come lo sono tutt'ora.

 

Nel 2007 Owen e Mzee sono ancora uniti,
 a loro si è aggiunta una femmina di ippopotamo, Cleo



http://www.chupacabramania.com/articoli/animali/amore_tra_owen_mzee.htm


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8 novembre 2007

De humana crudelitate.

  
Tu da che parte stai?


Fra le tante sevizie e gli infiniti maltrattamenti perpetrati dall'essere umano nei confronti degli altri animali, ci sono le corride e le altre feste sanguinarie spagnole, tra gli spettacoli più inutili e cruenti cui si possa assistere.

Non è mia intenzione aprire un processo nei confronti dei costumi vigenti in Spagna: ogni Paese purtroppo ha i propri, di cui vergognarsi o pavoneggiarsi, secondo i punti di vista.

Questo post ha - almeno nelle intenzioni - lo scopo di unirsi al coro di denunce che sempre più si alzano contro la barbarie travestita da turismo, da tradizione religiosa et similia, ma vuole anche offrire visibilità ad una delle piccole, misere ed eroiche rivalse che l'animale può prendersi nei confronti dell'uomo... incornandolo.

                                                        
    
Sono più di 3.000 tutto l'anno.

Proibite nel 1963 sono oggi incoraggiate dalle autorità sia civili sia religiose e alcune - considerate di interesse turistico internazionale - vengono sovvenzionate ufficialmente.
 
Gli animali usati sono bovini, ovini, asini, cani, gatti, conigli, galli, oche...
 
La maggior parte di queste feste sadico-paesane, organizzate in onore di Gesù, Madonna e Santi, sono torture di bovini ormai inutilizzabili nelle corride e nella riproduzione, quindi utili agli allevatori e ai commercianti di tori per riciclare "gli scarti".

Anche i cavalli, spesso vecchi e malati, feriti, con le corde vocali tagliate, gli occhi bendati, sono vittime della corrida.
A volte sventrati e rapidamente ricuciti, vengono riportati nell'arena e finiscono agonizzanti senza che nessuno si curi di loro quando sono inutilizzabili.

 

           

              
Ho volutamente evitato di pubblicare le immagini troppo crude e di addentrarmi in descrizioni dettagliate, per non turbare oltremodo gli animi delle persone sensibili, lasciando a ciascuno la decisione se passare oltre o quella di approfondire  e non guardare sempre altrove. 

Non ho parlato degli altri rituali in cui sono coinvolti "gli altri", meno "famosi" dei tori, ai quali riserbo comunque in me un sentimento di profonda compassione e di commozione.


     
 
Quello che si consuma nell'arena è solo l'ultimo atto di una tragedia cui viene dato inizio ore prima, privando il toro della possibilità di difendersi con le proprie armi.
Anzi è nell'arena che la rappresentazione confonde farsa e tragedia.

Prima di entrare nell'arena

* viene tenuto al buio, sottoposto a droghe e purghe per indebolire le sue forze
* viene percosso sulle reni con sacchi di sabbia
* gli viene cosparsa trementina sulle zampe per impedirgli di star fermo
* gli viene messa vaselina negli occhi per annebbiargli la vista
* gli viene infilata della stoppa nelle narici e nella gola per impedirgli di respirare
* gli vengono conficcati aghi nelle carni... 




Anche a
Pamplona, durante la fiesta di san Firmino, ove la lotta sembra essere a favore dell'animale, l'apparenza inganna.
I tori e i buoi sono un numero infimo rispetto alla folla umana; sono spaventati, scivolano sulla strada e comunque finiscono la loro corsa nell'arena, dove verranno ammazzati.


                                         E allora tu da che parte stai?

                     


Questo secondo post "animalista" lo dovevo proprio agli animali: un miserrimo riscatto contro il proprio persecutore.
Naturalmente non voglio demonizzare l'essere umano: so che - di contro - ci sono tanti che li amano e li difendono.
La sola differenza è che nessun animale si comporta crudelmente con gli altri, se non per questioni vitali, a parte quello dotato di "intelligenza".


http://www.mclink.it/assoc/lida/corrida.htm
http://www.chupacabramania.com/articoli/animali/la_corrida.htm
http://www.centroanimalista.ch/informiamoci/feste_crudeli.htm
http://www.sardegnanimalista.org/pagine/spettacolicrudeli/corrida.asp
http://www.scrivi.com/pubblicazioni.asp?id_pub=304850


7 novembre 2007

Animali... da pelliccia.

                                                        
                            http://www.trieste.com/animali/campagne/giornata_diritti.html



Ieri sera Laura (Dimensione Morgana - La bottega di spezie) mi ha inviato una mail.

Capita di sovente che mi arrivino giochini o storielle divertenti da parte sua, per cui avevo preso come uno scherzo l'avvertenza: "
Preparati prima di guardarlo, io non ce l'ho fatta ad arrivare fino alla fine"
, senza leggere attentamente il resto.

Ho aperto il video e non ho retto che una decina di secondi o poco più.
http://www.petatv.com/tvpopup/video.asp?video=fur_farm&Player=wm&speed=med 

Nemmeno io mi aspettavo di essere così sconvolta, nonostante le primissime immagini mi avessero inconfutabilmente dimostrato che non si trattava affatto di qualcosa di buffo!
Sono scoppiata a piangere, anzi a singhiozzare, mi mancava il respiro e provavo perfino un senso di nausea: terrificante.

Conoscevo certo i massacri perpetrati nei confronti di foche e balene (che ho anche denunciato in passato) e di tanti altri amimali, soprattutto da pelliccia, ma non pensavo tanto!

"Animali da pelliccia"
: già questa definizione parla da sé.

Mi sono sentita più che mai vicina alle vittime e avrei voluto, in quel momento, non far parte della razza umana.

La mia natura di gatta si è sentita incredula, impotente davanti a tanta crudeltà e quella di donna si ribellava.

Come umana ho potuto solo sottoscrivere un'altra petizione, che non cambierà nulla, come sempre; ma come rinunciare?
QUANDO LA LISTA AVRA' 500 FIRME PER FAVORE INVIALA A :
PETA2@peta.org


Allo stesso modo come questo post è la goccia con la quale il colibrì cercava di spegnere l'incendio.

Un giorno nella foresta scoppiò un gigantesco incendio. Animali terrestri e uccelli fuggirono atterriti. Mentre tutte le razze raccolte si disperdevano e si lamentavano della loro cattiva sorte, il colibrì volò verso il fiume e raccolse una goccia d'acqua, tanta ce ne stava nel suo becco.
Gli altri animali lo derisero: "Ma cosa fai" gli chiesero.
Il piccolo colibrì rispose: "Faccio quello che posso".

Leggenda dei nativi del nord America.


Pubblico un contributo trovato in rete,
tra i tanti siti che si occupano di tale scempio.


     
http://www.dirittianimali.org/pellicce.htm


Animali da pelliccia

Gli animali "da pelliccia" vengono allevati in gabbie strette ed anguste adatte a far risparmiare spazio all'allevatore, ma soprattutto a impedire il movimento dell'animale che potrebbe rovinare la sua pelliccia.

Secondo le nuove leggi, il benessere dell'animale dovrebbe valutarsi in base alle 5 libertà cui gli animali hanno diritto e al rispetto delle esigenze dettate dalle caratteristiche della singola specie:

  • Libertà dalla sete, dalla fame e dalla cattiva nutrizione;
  • Libertà di avere un ambiente fisico adeguato;
  • Libertà dai danni fisici;
  • Libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifiche normali;
  • Libertà dalla paura;

Negli allevamenti attuali non si può certo dire che vengano rispettati i loro diritti! Chiusi in piccole gabbie, costretti a muoversi su superfici innaturali che spesso portano al ferimento delle zampe (reti metalliche), isolati dai loro simili, alimentati in maniera innaturale. La loro vita è molto breve (il tempo necessario perché la loro pelliccia sia utilizzabile) e non essendo animali destinati all'alimentazione umana le loro carni non vengono sottoposte a controlli. Il che permette agli allevatori di utilizzare composti chimici e farmacologici in grado di tenere in vita gli animali anche se in condizioni così assurde.

Nonostante ciò, il tasso di mortalità negli allevamenti è spesso alto. Le cattive condizioni di allevamento si ripercuotono sui comportamenti che gli animali presentano: ripetizione ossessiva dello stesso movimento, aumento dell'aggressività, paura, stato di profonda apatia, comportamenti isterici o autolesionisti come spezzarsi i denti mordendo la gabbia.

Una tecnica di allevamento particolarmente crudele è quella di esporre, in inverno, gli animali al freddo per far sì che sviluppino una pelliccia più folta.

L'uccisione può avvenire sia con il gas che con l'elettricità, non essendo gli animali tutelati da alcuna legge a riguardo. Nel caso di soffocamento da gas, gli animali vengono chiusi in gabbie di legno collegate allo scarico di una macchina agricola (in genere). Nel caso di morte con elettricità due elettrodi vengono inseriti nella bocca e nell'ano e vengono trattenuti con delle pinze mentre la scarica elettrica li uccide.

Purtroppo sono tanti (10-20 milioni di mammiferi) anche gli animali uccisi in libertà per farne delle pellicce. Nei boschi si usano le tagliole. Gli animali vittime di queste trappole rimangono anche per una settimana ad aspettare il cacciatore che verrà ad ucciderli. Nel frattempo la ferita si gonfia provocando dolori indescrivibili. Cosa ancora più assurda è il fatto che spesso gli animali vittime delle tagliole sono animali non utilizzabili per le pellicce, quindi è una caccia spietata che non risparmia nessun mammifero abitante del bosco. Famosi sono inoltre i cacciatori di piccoli di foche che uccidono i piccoli a bastonate in testa e li scuoiano davanti alle loro madri impotenti, a cui lasciano il cadavere sanguinante e scuoiato del piccolo.

Per rendere una minima idea di quanta morte e sofferenza implichi ogni singola pelliccia riportiamo il numero di animali necessari per confezionarne una.

Animale Numero di pelli
Agnello droadtail     30 - 45
Agnello Karakul     18 - 26
Bob-cat     15 - 20
Castoro     16 - 20
Cavallino       6 - 8
Cincillà   130 - 200
Coyote     12 - 16
Criceto   120 - 160
Ermellino   180 - 240
Fishe     18 - 25
Foca (cucciolo)       5 - 8
Gatto     20 - 30
Ghiottone       5 - 7
Lince       8 - 18
Lontra     10 - 20
Lupo       3 - 5
Martora     40 - 50
Moffetta     60 - 70
Nutria     25 - 35
Ocelotto     12 - 18
Opossum     30 - 45
Procione     20 - 35
Puzzola     50 - 70
Scoiattolo   120 - 200
Tasso     10 - 12
Topo muschiato     60 - 110
Visone     30 - 50
Volpe     10 - 20
Wallaby     20 - 30
Zibellino     50 - 80

Pellicce di cani e gatti:

Nel 2001 è stato scoperto, grazie ad un'investigazione effettuata dall'associazione americana HSUS, l'uccisione milioni di cani e gatti per la produzione di pellicce.

Tranne rarissime eccezioni, le pelli di questi animali non vengono etichettate per ciò che realmente sono, ma possono essere venduti come: WILDCAT, GOYANGI, KATZENFELLE (gatti) e GAE-WOLF, SOBAKI, ASIAN JAKAL, LOUP D'ASIE (cani), oltre a molti altri.

Per ogni pelliccia vengono usati 12 cani o 24 gatti, ma se si prendono in considerazione anche gli altri animali il numero è destinato a salire; si pensi che per un capo di ermellino si arriva fino a 240 esemplari.

Oltre a ciò la produzione di pellicce contribuisce all'inquinamento di fiumi e mari, a causa della composizione chimica dei prodotti usati nella concia delle pelli; è stato dimostrato che una pelliccia ecologica inquina 20-30 volte meno di una vera.

http://www.agireora.org/pellicce/index.html


 


5 novembre 2007

Poesia "Alla vita".





ALLA VITA

Nazim Hikmet

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita
.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia
.





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permalink | inviato da gatta nera il 5/11/2007 alle 23:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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"Oh Signora Threadgoode,
io mi sento troppo giovane

per essere vecchia
e troppo vecchia
per essere giovane!"
 
Fried green tomatoes
27 Dicembre 1991.


 

 "La donna nell'arte"

 

 

"Women in film"
 

 

Toutefois
l'amour vrai rare peut être,
il est moins ainsi que l'amitié vraie.

Per quanto
il vero amore possa esser raro,
lo è meno della vera amicizia. 

François Duc de La Rochefoucauld

 

 

 


 

 

 Non nascondere
il segreto del tuo cuore,
amico mio!
Dillo a me, solo a me,
in confidenza.
Tu che sorridi così gentilmente,
dimmelo piano,
il mio cuore lo ascolterà,
non le mie orecchie.
La notte è profonda,
la casa silenziosa,
i nidi degli uccelli
tacciono nel sonno.
Rivelami tra le lacrime esitanti,
tra sorrisi tremanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore.

  Rabrindranath Tagore

                                     


    


    Le aleggiava sulle labbra
e le splendeva negli occhi
un sorriso tenero e radioso,
che pareva scaturire
dal cuore medesimo
della femminilità.

 
"La lettera scarlatta"
Nathaniel Hawthorne

 

 

                                               
 
                                                        
             Pierre Auguste Renoir
                 Spring bouquet, 1866


 
 


           

 

"Non permetterò a nessuno
 di mettermi in gabbia".


"Non voglio metterti in gabbia,
 io voglio amarti".

 

" E' la stessa cosa".



              
 

 

 

 


Sognare 

Fabia, sono Catullo.
Ti ricordi quando volevo baciarti
e non l'ho fatto?
Quando volevo toccarti
e non ho potuto?
Quando volevo portarti via
e me l'hanno impedito?
Ora ti sogno tutte le notti
e nessuno può farci nulla.

Da: Poesie d'amore
Enrico Galavotti

                                              
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a questo firmamento:


    


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Aidi
Aislinn
Ale (a destra)
Aleiorio
Alice
Alternativo 2
Amore di grafica - Kekkina
Anabasi
Animainviaggio
Annamarea - Anna Maria
Annie 80
Anelli di fumo - Sciltian
Ape_blog
Arciprete
Arraffagatto (Arfasatto-Serapione) - Elena
Attimo fuggente
Aurora 86
Barbarab
Baskerville *
Batlogreturns - Kia
Beppone
La casa di Beppone
Blue River - Mass(im)o
Bread & Roses - Simona
Broken clock
Calimero (Nuvolee)
Calma apparente - XaoS
Calzetta
Camera con vista - Claudia
Caravanserral (ex Il cavaliere
errante) - Nicola
Carezza invisibile - Irene
- ex BBMount
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Cat
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Coda di lupo - Gian Pietro
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Ex Rastagirl- Dina *
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