.
Annunci online

E-le-stelle-stanno-a-guardare
Ricordi, rimorsi, rimpianti... suggestioni, impressioni, riflessioni di una gatta psicopatica.


Diario


30 settembre 2007

La Madonna del parto.

 Foto cb

Madonna del Parto
Piero della Francesca, ~ 1455
Monterchi


29 settembre 2007

Appunti di viaggio - Anghiari - 16 Settembre, domenica.



Il nostro primo viaggio dopo diciassette anni comincia sul serio, con la prima escursione.
Ieri pomeriggio siamo arrivati a Città di Castello, posta in una zona in cui quattro regioni hanno fatto sentire la loro influenza storica, artistica, linguistica.

Colazione abbondante per non fermarci a pranzare, se non con qualcosina al volo.
C'è il sole, fa caldo, ma un'afa nebulosa vela le montagne: che peccato!

R. vuole andare subito ad Arezzo. Con tatto, durante il tragitto, riuscirò a farlo deviare per Anghiari, ma a Monterchi devo rinunciare, almeno per il momento: solo una foto da lontano.
Si cerca la strada sulla cartina, si chiede... Il solito nervosismo iniziale e poi si comincia a salire, con animo sereno.

                                 

Anghiari è una perla. Sono affascinata prima dalla vista dall'alto, arroccata su uno sperone verdeggiante di alberi e punteggiato dai pennacchi scuri dei cipressi, poi incantata dal suo intrico di vicoli, dalle case incastonate fra di loro e curate nei dettagli: piante e fiori ovunque, perfino a decorare certe piccole finestrelle, celate da tendine ricamate o di pizzo. Sembra impossibile che queste pietre antiche siano abitate da contemporanei, ma qua e là i panni stesi ad asciugare lo confermano: che insolito accostamento!

                    

Penso alla celebre battaglia che Leonardo raffigurò con una tecnica nuova e fatale, mentre attraversiamo la porta ad arco, che ci introduce nella suggestiva galleria della Strada di Ronda.

R. ha la macchina fotografica, io la videocamera: assolutamente diversi i risultati, sicuramente non un doppione. Tuttavia qualche foto la scatto anch’io: una passione abbandonata solo da pochi anni, che ritorna a far breccia nel mio animo.

Assaporo l'odore dei muri, i colori, lo scampanio festivo... Percorro i sassi...
Vicoli angusti e contenuti slarghi si intravedono attraverso i volti, prima di varcarli; portoni di legno antico, muri a picco, scale e pertugi si rincorrono: non sai mai cosa ti sorprenderà alla prossima svolta.                 
                         


R. non mi aspetta; sono davvero un po' lenta, ma mi piace lasciarmi pervadere dall'atmosfera medioevale e qui ad Anghiari non è difficile considerando che non è percorsa da orde di turisti e che le automobili che si inerpicano per le salite sono davvero poche. Lui va avanti; indugia ogni tanto, poi prosegue e ad un bivio lo perdo di vista.

Per tutto il viaggio mi rimprovererà di soffermarmi troppo; anche lui gradisce qualche tappa per rimirare alcuni scorci, ma io esagero. Non lo nego. Probabilmente in questi frangenti l'emotività prende il sopravvento sulla ragione, come del resto spesso mi accade, per mia natura: mi sento davvero come una bambina portata alle giostre.

Mi si dilatano le pupille e guardo, respiro, resto a bocca aperta, cerco di carpire quante più immagini da riportare a casa, anche perché la mia memoria è sempre più labile e voglio poter rivivere queste emozioni.


                         

   


Continuo la mia visita da sola, in quel magico labirinto che sembra far ritornare indietro nei secoli, che con i suoi alti muri fa da barriera al resto del mondo... Ma di R. nessuna traccia: prima o poi ritroverò mio marito.

Chiedo un po' in giro ragguagli sul percorso, ma altre coppie rispondono che stavano per domandare a me; ci si scambiano brevi commenti e informazioni, gli sguardi brillanti per la magia del luogo.

Mi piace parlare con la gente, quando sono estranei: mi sento a mio agio, non giudicata, sono spigliata e accogliente, cordiale e ricevo in cambio il medesimo atteggiamento.

Trovo anche un abitante del paese: è anche meglio perché conosce quella che chiamerei la mappa e soprattutto raccolgo una testimonianza sul campo, di chi vive quotidianamente una simile realtà. Non è oziosamente assuefatto, ma ancora consapevole dell’incanto di Anghiari; è raro incontrare persone che la pensano come lui, alcuni sono un tantino disturbati dai turisti, la più parte comunque gentili.

Non capisce da che luogo d’Italia io provenga: ho appurato nei giorni seguenti, con un piccolo sondaggio, che non ho una cadenza specifica. Qualcuno dice un generico "dal nord", uno pensa che sia... toscana (?!), ma tutti restano stupefatti quando rivelo di essere emiliana, di Parma. In effetti la mia non è una cadenza parmigiana, ma parmense, della bassa, vicino al Po.

               


Chiedo in giro di R., ma ovviamente non l'ha notato nessuno, nemmeno una coppia con figlia che mi rassicura che lo ritroverò presto e che poi sento mentre commenta: "Prima che si incontrino in questo intrico di vicoli!". Mi viene da sorridere, divertita e più tardi lo racconterò anche a R.

Il posto però è talmente attraente che mi rassegno, con una punta di rammarico, a goderlo separatamente da lui: ci ritroveremo all'automobile, sempre che riesca a rintracciarla.
 
        

Invece poi mi oriento, istintivamente.
  E' il solo modo che conosca: punti di riferimento, mappe, cartine non sono per me, decisamente, riconosco la mia manchevolezza; io sono davvero istintiva come una gatta che lasciata a chilometri di distanza, in un territorio sconosciuto, riesce tuttavaia a ritornare.

Non so spiegare cosa sia: di tanto in tanto scatta qualcosa di irrazionale, di istintivo appunto, che mi dà la certezza di prendere la giusta direzione.

                    

Arrivo alla piazza dove abbiamo parcheggiato: sono colma di entusiasmo e contemporaneamente molto in ansia, perché lo vedo staccarsi dalla balaustra e avvicinarsi alla Multipla, con la mascella contratta.

Do spiegazioni, mi scuso, ma non risponde. Avevo anche provato a telefonargli, sperando in uno sprazzo della sua pila, ma... D'altra parte era difficile prendere le stesse strade... Mi fa notare, laconicamente, che c'era una sola via che girava intorno e riportava al parcheggio; protesto e poi… capisco! Mi rendo conto che non ha visto quasi nulla, seguendo quella strada principale che io avevo smarrito. Piccoli cortili ingentiliti dai fiori, incroci di strade che scendono o salgono o si allargano in una parvenza di piazzetta, orti di ulivi e piante da frutto, il piccolo museo con reperti di un vecchio ospedale… Glielo faccio notare, sempre con garbo, ma intuisco che la cosa lo innervosisce ulteriormente. Tace.

                 

Devo andare in bagno e sono girate le scatole anche a me; seccata gli chiedo di aspettarmi (lui non vuole bere nulla), mentre vado in un bar lì accanto.

Quando ritorno, mi sono ripresa, complice un succo di frutta fresco e i sorrisi con cui i due coniugi gestori del locale me lo hanno porto e cerco di osservare le cose dal suo punto di vista: è vero, può diventare molto pesante visitare una città con me, sono esagerata.

Anche lui scatta fotografie, ma poi tira avanti, io mi fermerei ovunque e non certo solo per le foto. Voglio farmi compenetrare, cammino, mi volto indietro, a lato, ritorno sui miei passi: mi faccio un'idea tridimensionale e polisensoriale.

Tuttavia sono ignorante come un bue e certo la guida non mi può fornire quella cultura di base che mi permetterebbe di apprezzare con maggiore consapevolezza storia, stili architettonici, arte. Infatti a R. non interessa quel che dice la guida, ma solo di vedere e di assimilare empiricamente, che poi è quello che alla fine faccio anch'io: non posso improvvisare conoscenze pregresse che non ho.

Come sempre, fingo di non star così male, di non avere il respiro corto per l'ansia e cerco di riportarlo alla parola; dopo un po' ci riesco: non è cattivo e mi vuole bene, nonostante tutto.

Si va ad Arezzo, anche se - sottolinea lui - è tardi, ma io penso che è solo mezzogiorno. Non c'è verso: vediamo le cose sotto due punti di vista opposti. Abbiamo bisogno di ritrovare un'intesa.

Intanto saluto mentalmente Anghiari che si allontana dalla mia vista e dalla mia vita: è già passato.


 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. fotografie diario viaggio anghiari

permalink | inviato da gatta nera il 29/9/2007 alle 15:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


29 settembre 2007

I gatti di Gale Pitt.


 

Stati Uniti d'America
Repubblica Popolare Cinese
Regno Unito di Gran Bretagna
                                                                                                          e Irlanda del Nord

 Federazione Russa
Repubblica Federale di Germania
Repubblica Francese

Canada
Giappone
Stato d'Israele

Repubblica dell'India

Confederazione Svizzera

Nuova Zelanda
                                                                                                           Terra della Grande Nuvola Bianca



Stati Uniti Messicani

Regno di Spagna

Stato Federale di Australia

Scozia

Repubblica di Irlanda
Repubblica di Polonia
Repubblica Ellenica
Repubblica Italiana





E poi ci troveremo come le star
A bere del whisky al Roxy bar
Oppure non ci incontreremo mai
Ognuno a rincorrere i suoi guai
Ognuno col suo viaggio
Ognuno diverso
E ognuno in fondo perso
Dentro i fatti suoi

Vita spericolata, Vasco Rossi, 1983


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. disegni vasco bar rossi gatti gale pitt roxy

permalink | inviato da gatta nera il 29/9/2007 alle 9:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


11 settembre 2007

Che ne pensate?

09.11.2001

Fu un attentato esattamente come ce lo hanno presentato?
Forse.

Ci furono connivenze, accordi e se sì chi ne era coinvolto e che vantaggi ne avrebbe tratto?
Chissà.

Ai posteri l'ardua sentenza...
Voi "contemporanei" che cosa ne pensate?








permalink | inviato da gatta nera il 11/9/2007 alle 9:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa


10 settembre 2007

Les passantes - il rimpianto.

http://www.youtube.com/watch?v=XFT29VuKLkw 

Fabrizio De André, Le passantiCanzoni, 1974.    

La canzone originale, incisa da Georges Brassens
nell'ottobre 1972, si basa su una poesia di Antoine Pol
, poeta minore francese molto amato da Brassens, che il cantautore scoprì su di una raccolta del 1918.
Brassens se ne era innamorato così chiese a Pol di poterla mettere in musica e lui acconsentì.

Inoltre, visto che Brassens voleva incontrarlo di persona, i due fissarono un appuntamento per un mese più tardi; ma Antoine Pol, che all'epoca dei fatti aveva 85 anni, morì di vecchiaia una settimana prima della data del loro incontro. Uno dei più grandi rimpianti di Brassens sarà proprio quello di non averlo conosciuto. 

"Les passantes" è tratta dalla raccolta "Emotions poétiques, del 1918.
La traduzione di De André è molto fedele all'originale se non superiore in alcune parti.

      

Il testo, a sua volta, richiama A une passante, celebre poesia di Baudelaire
, musicata, tra l'altro, anche da Léo Ferré.
La musica del brano fu composta da Jean Bertola.  

Nel panorame sentimentale di De André, Le passanti occupa un posto fondamentale.
E' il luogo poetico in cui vengono perfettamente riassunti gli elementi focali della sua concezione dell'amore, e cioé l'amor crudele, la nostalgia del passato, l'amore-disamore.

Le passanti è il canto lento che gira intorno a ciò che non abbiamo mai avuto; è lo struggimento per una felicità intravista ma mai raggiunta; la canzone che si canta
quando ormai il rimpianto è diventato un'abitudine. Il solo amore che non si consuma, ci dice il genovese con le parole tradotte di Antoine Pol, è quello per il volto scomparso, che torna alla memoria quando si è rimasti soli.

Tra la sofferta contraddizione dell'incontro e la convinzione che
è sempre meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati, Le passanti è lì a rammentarci che il desiderio corteggia quasi sempre l'assenza.


          "Io mi dico che è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati"
           Da: Giugno '73
                                                                    
                                                            
    
Fonti: 
http://www.nakataimpastato.com/inner/fda/fda/inside/french/pages/passanti.htm   
Wikipedia - http://it.wikipedia.org/wiki/Canzoni_(album)



                    Fabrizio De André
                    Faber

                        
    
                  Genova,  18.02.1940
                  Milano,    11.01.1999



                                                                 
Le passanti 
 
                                                 
                                                                                 Io dedico questa canzone 
                                                                                 ad ogni donna pensata come amore 
                                                                                 in un attimo di libertà 
                                                                                 a quella conosciuta appena 
                                                                                 non c'era tempo e valeva la pena 
                                                                                 di perderci un secolo in più. 

                                                                                           A quella quasi da immaginare 
                                                                                           tanto di fretta l'hai vista passare 
                                                                                           dal balcone a un segreto più in là 
                                                                                           e ti piace ricordarne il sorriso 
                                                                                           che non ti ha fatto e che tu le hai deciso 
                                                                                            in un vuoto di felicità. 

                                                                                                    
Alla compagna di viaggio 
                                                                                                     i suoi occhi il più bel paesaggio 
                                                                                                     fan sembrare più corto il cammino 
                                                                                                     e magari sei l'unico a capirla 
                                                                                                     e la fai scendere senza seguirla 
                                                                                                     senza averle sfiorato la mano. 

                                                                                                             A quelle che sono già prese 
                                                                                                             e che vivendo delle ore deluse 
                                                                                                         con un uomo ormai troppo cambiato 
                                                                                                             ti hanno lasciato, inutile pazzia, 
                                                                                                             vedere il fondo della malinconia 
                                                                                                             di un avvenire disperato. 

                                                                                                     Immagini care per qualche istante 
                                                                                                     sarete presto una folla distante 
                                                                                                     scavalcate da un ricordo più vicino 
                                                                                                     per poco che la felicità ritorni 
                                                                                                     è molto raro che ci si ricordi 
                                                                                                     degli episodi del cammino. 

                                                                                             Ma se la vita smette di aiutarti 
                                                                                             è più difficile dimenticarti 
                                                                                             di quelle felicità intraviste 
                                                                                             dei baci che non si è osato dare 
                                                                                             delle occasioni lasciate ad aspettare 
                                                                                             degli occhi mai più rivisti. 

                                                                                  Allora nei momenti di solitudine 
                                                                                  quando il rimpianto diventa abitudine, 
                                                                                  una maniera di viversi insieme, 
                                                                                  si piangono le labbra assenti 
                                                                                  di tutte le belle passanti 
                                                                                  che non siamo riusciti a trattenere.

                                                           



                                                                       
A une passante

                                                   La rue assourdissante autour de moi hurlait.
                                                   Longue, mince, en grand deuil, douleur majestueuse,
                                                   Une femme passa, d'une main fastueuse
                                                   Soulevant, balançant le feston et l'ourlet ;

                                                   Agile et noble, avec sa jambe de statue.
                                                   Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,
                                                   Dans son oeil, ciel livide où germe l'ouragan,
                                                   La douceur qui fascine et le plaisir qui tue.

                                                   Un éclair... puis la nuit ! - Fugitive beauté
                                                   Dont le regard m'a fait soudainement renaître,
                                                   Ne te verrai-je plus que dans l'éternité ?

                                                   Ailleurs, bien loin d'ici ! trop tard ! jamais peut-être !
                                                   Car j'ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
                                                   Ô toi que j'eusse aimée, à toi qui le savais !

                                                             Charles Baudelaire
                                                               
Les Fleurs du Mal, 1857.

               


                    Les passantes
                   Antoine Pol, 1918.

                                      

                                       Je veux dédier ce poème
                                       A toutes les femmes qu'on aime
                                       Pendant quelques instants secrets
                                       A celles qu'on connaît à peine
                                       Q'un destin différent entraîne
                                       Et qu'on ne retrouve jamais

                            A celle qu'on voit apparaître
                            Une seconde à sa fenêtre
                            Et qui, preste, s'évanouit
                            Mais dont la svelte silhouette
                            Est si gracieuse et fluette
                            Qu'on en demeure épanoui

                  A la compagne de voyage
                  Dont les yeux, charmant paysage
                  Font paraître court le chemin
                  Qu'on est seul, peut-être, à comprendre
                  Et qu'on laisse pourtant descendre
                  Sans avoir effleuré sa main

        A celles qui sont déjà prises
        Et qui, vivant des heures grises
        Près d'un être trop différent
        Vous ont, inutile folie,
        Laissé voir la mélancolie
        D'un avenir désespérant

                Chères images aperçues
                Espérances d'un jour déçues
                Vous serez dans l'oubli demain
                Pour peu que le bonheur survienne
                Il est rare qu'on se souvienne
                Des épisodes du chemin

                            Mais si l'on a manqué sa vie
                            on songe avec un peu d'envie
                            A tous ces bonheurs entrevus
                            Aux baisers qu'on n'osa pas prendre
                            Aux cœurs qui doivent vous attendre
                            Aux yeux qu'on n'a jamais revus

                                    Alors, aux soirs de lassitude
                                    Tout en peuplant sa solitude
                                    Des fantômes du souvenir
                                    On pleure les lèvres absentes
                                    De toutes ces belles passantes
                                    Que l'on n'a pas su retenir.



                                                                                    ******************


9 settembre 2007

Auguri per un anniversario.

                            


E' domenica anche oggi, come diciassette anni fa e la luce è la stessa: quella calda del primo Settembre.
Cosa stavi facendo alle 9 di quel 09.09.90, mattino domenicale di nebbia spruzzata di luce argentea e poi dissolta in raggi dorati?

Io indossavo l'abito e i guanti bianchi, davo una sistematina ai fiori tra i capelli e già stavo recitando, compresa nel mio personaggio.

Sei arrivato trafelato, mi hai scorto tra la gente e hai commentato, rivolto ad un invitato: "Come è bella!", anche tu, come me, attore completamente calato nella parte, fino a credere di essere nella realtà e non in una commedia.

Uno, nessuno, centomila... Chi e che cosa stavamo rappresentando?

Chissà se dopo diciassette anni farei ancora scrivere all'interno della fede nuziale "Uniti, forti e liberi" e tu faresti ancora incidere "Hai dipinto i miei sogni amore"?

Ridevano tutti della frase che avevo pensato per te, ma la concisione non è mai stato uno dei miei punti forti ed erano troppe le speranze che volevo esprimere.
Chi mi diceva che sembrava un motto fascista, chi lo slogan di una squadra di calcio.

Tu invece avevi scelto una frase ispirata ad una poesia di un libro di Tagore, che ti avevo prestato e la gente si congratulava per il tuo temperamento artistico, per il tuo animo poetico.
Senza accorgercene, ci eravamo scambiati i ruoli.

Forse lo credevi davvero, allora, che fossi la realizzazione dei tuoi sogni, ma come dai nostri anulari le vere sono sparite - la tua subito e la mia presto - senza acrimonia, senza un motivo particolare se non il peso di sentirsi "legati", così la realtà ci ha aggredito senza alcuna compassione: te senza preavviso e me che ne avevo presagito l'arrivo da tempo; nessuna attenuante.

Non ci sono stati sogni realizzati in questi diciassette anni, non ci sono stati liti furiose, ma un affetto profondo e agonizzante, un affetto che ancora fa male.

Non è colpa tua, non è a causa mia, semplicemente non siamo una coppia ben assortita, mentre potremmo essere due amici per la pelle.

E' questo che ti chiedo: salviamo la nostra amicizia e sacrifichiamo l'amore. Può essere un sentimento ben saldo anche il primo e sicuramente non fa soffrire come può fare il secondo.
Perché inseguendo un amore che è stato solo un falso miraggio noi rischiamo di non dare valore al grande affetto che ci unisce, al rispetto dell'altro, al poter contare sull'altro.

Questo il mio augurio per noi: che alla monotonia non subentri subdola l'indifferenza, che il silenzio rancoroso venga ucciso sul nascere da un colloquiare sereno e da una calorosa affettività. 

                                                                                    


8 settembre 2007

5 motivi che vi hanno indotto ad aprire un blog.

                                


Sono stata "incatenata" da Eta-Beta su un argomento cui è difficile rispondere, comunque ci proverò: quali sono i cinque motivi che ti hanno indotto ad aprire un blog.
Vediamo...

1. Ho aperto il mio primo blog nel 2003 perché desideravo affidare bottiglie con messaggi al mare dell'etere, non sapendo se e chi le avrebbe trovate. Ero completamente digiuna di come funzionasse la blogosfera (ho cercato blog con Google e ho scelto "Caro Diario", a caso) e non immaginavo di trovarmi in un gruppo tutto sommato abbastanza ristretto. Pensavo di essere molto più sola e di incontrare - di tanto in tanto - un altro navigatore.

2. Mi è sempre piaciuto scrivere, il che non significa che lo sappia fare. Ho sempre con me carta e penna e trovo irresistibile un foglio bianco, così come una schermata vergine.

3. Ho aperto il mio secondo blog ESATTAMENTE un anno fa (il primo ci è stato chiuso sui denti in modo indecente), come una sfida a me stessa. Sapevo di cosa si trattava ormai e anzi in questo blog i commenti erano visibili da tutti, non come in "Caro Diario", che arrivavano solo al destinatario.  Tra alti e bassi e voglia di cambiare o di chiudere, un anno è passato e... non mi hanno ancora linciato! :)

4. Scrivere un blog, per me che ho notevoli difficoltà di comunicazione con il proximo, ha un valore terapeutico: mi insegna a relazionarmi, senza mandarmi in crisi d'ansia.

5. Come quasi tutti (tutti?) i bloggers (opinione personale) ho bisogno anch'io di un po' di visibilità, di qualche gratificazione di tanto in tanto e di sentirmi parte di una comunità, i cui membri conosco in differenti gradi, ma che girano tutti intorno al medesimo vortice.





E adesso mi "vendico"... nominando:
- Gianna - fioredicampo (la mia amica "pasionaria")
- Massimo - blueriver (lo scrittore eclettico)
- Anna - annamarea (il tormento e l'estasi)
- Roberto - lachiesadellestorie (ruvido per fedeltà al ruolo)
- Damiano - sinistramaldestra (una new entry, almeno per me)

Volevo incatenare anche
Nicola - ilcavaliereerrante (o il cavaliere degli ideali)
- Irene - BBMount (una voce giovane)

Ma sono stata preceduta!


                           
                             Blogosfera italiana

RISPOSTE:

DAMIANO11/09/2007 - 15:46

Ho aperto il blog a gennaio di quest'anno,insieme ad un altro amico ma in pratica me ne occupo ormai solo io. Altri amici mi inviano post via e-mail e poi li pubblico, se ne vale la pena.
I motivi?:
1) bisogno di comunicare indipendentemente dallo stato sociale,anagrafico,gerarchico ed economico;
2)perchè in giro si trovano tante persone con cui ho stimoli e valori culturali in comune;
3) perchè in fondo, dietro un'apparente volontà di non apparire in eccesso, sono un pò narciso;
4) perchè posso dire ciò che voglio, solitamente non mi capita, stando attento a non cadere nel banale diario adolescenziale (non ho più l'età e poi non l'ho mai scritto);
5) perchè ho scoperto che mi piace e mi diverte.


MASSIMO12/09/2007 - 12:51

...e cinque...

Eccomi ennesimamente incatenato…..

Cinque motivi per cui ho aperto il blog….vediamo:

fossi un discutibile titolare di locali bilionari, potrei dire “perché qui è pieno di nyokka”; fossi un critico d’arte con la mania del ciuffo, potrei dire “per amore del bello e di cio’ che lo circonda”; fossi un sociologo da pomeriggio della tv, aggiusterei lo scollo del maglioncino in cashmere e direi che “è smania di protagonismo, non disgiunta dalla velleità di sentirmi una parte dell’uno, quello complesso contemporaneo”; se fossi un deputato in cerca di indulgenza e di voti, potrei affermare che “mi ha guidato lo Spirito Santo”; o perché “io so' io e voi non siete un cazzo” potrei dirlo se fossi davvero il grandissimo cui ho rubato, indegnamente, l’immagine.

Invece, non essendo nulla di tutto ciò, sincero fino al midollo, quel 30 maggio di tre anni fa l’ho aperto:

1. per capire prima di poter giudicare; e mettersi in discussione in prima persona era l’unica possibilità per farlo;
2. per poter, adesso che credo di aver capito, giudicare con conoscenza e competenza;
3. per non disperdere definitivamente spirito ed appunti che in gioventù mi spinsero a fare radio privata (soprattutto gli appunti…);
4. per confrontarmi, se possibile, con una comunità di persone le più disparate per mentalità, abitudini, usi, cultura, locazione geografica, credo politico e religioso, dato che storicamente so di essere uno indeciso a tutto;
5. di conseguenza, per imparare: Eduardo, uno dei miei grandi maestri, titolò un suo lavoro “Gli esami non finiscono mai”, a giusta ragione; quindi, non si finisce mai neppure di studiare, anche se le soluzioni alle risposte spesso stanno oltre la siepe che non riusciamo, in vita, a saltare. E per fortuna (mia), qui di persone che hanno tanto da insegnarmi non ne mancano, anzi.

Ovviamente, non riesco ad incatenare nessuno, come al solito: se volete, lì ci sono chiavi e manette, io mi siedo a fumare una sigaretta. Se volete, il pacchetto e l’accendino sono vicino alle chiavi, fate pure.


ROBERTO
12/09/2007 - 18:18


cos'è un giochino?
Non mi sottraggo perchè notoriamente amo il masochismo intellettuale:
1. ho aperto un blog perchè amo il masochismo intellettuale
2. come sopra
3. come sopra ma con più meditata riflessione
4. come sopra ma alfine con serena convinzione
5. come sopra ma con l'inquietudine di non essermi fatto male abbastanza e abbastanza a lungo


GIANNA16/09/2007 - 15:03

I primi cinque...

Questa volta è stata la mia carissima amica Starry Night ad "incatenarmi", quindi eccomi qua... a spiegare i "primi" cinque motivi, in ordine di importanza, per cui ho deciso di aprire un blog.

Il suggerimento di un amico  - Ho aperto il mio primo blog più di tre anni fa su insistente incoraggiamento di un carissimo amico virtuale, a sua volta blogger di eccezionale bravura e simpatia: uno dei migliori di "Carodiario". 
La sfida - Non so scrivere, ovvero non so farlo con la fluida spigliatezza che mai, nonostante l’impegno, sono riuscita ad acquisire. Sfidare me stessa e le mie limitazioni è sempre un’ottima motivazione per tutte le mie iniziative... e così mi sono messa alla prova sforzandomi di creare un blog "decente" nonostante le carenze di base.
La curiosità e l'alternativa - L’affascinante mondo dei blog per me era una novità e, come tale, andava studiato, analizzato, verificato. Quale migliore passatempo per chi, come me, odia la televisione?
La libertà di espressione
  -
"Carodiario", blog privatissimo e sconosciuto a familiari ed amici, è stato il luogo nel quale ho imparato a condividere pensieri, sostenere idee e raccontare sogni ed emozioni che, a causa della mia timidezza, avrei avuto esitazione a confidare ad amici reali. Adesso sono cambiata: ho superato la paura del giudizio degli altri e, in parte, la mia insicurezza. Infatti questo nuovo blog è conosciuto da tutti... in famiglia e fuori.
Quaderno di appunti - Il mio primo blog era anche un archivio ordinato e sicuro (ahimè... è andato tutto perduto!) per aforismi, proverbi, aneddoti, ricordi ecc.

Non voglio fare "nomination" per cui estendo l’invito a chiunque desideri seguire la catena.


sabato, 15 settembre 2007  -  post di  Blue river
Struggle for pleasure

Premessa: queste considerazioni sono frutto dei commenti al post precedente. In molte risposte ho dovuto, per forza di cose, essere sintetico, e quello che diventa il mio riassunto mentale (quello che ho imparato, dalla “catena”) può risultare magari contraddittorio, forse ambiguo, dato che la mia opinione circa il rapporto tra blog e fisicità non è stata sempre la stessa, in passato.
Oggi devo ammettere che qualcosa è cambiato.

Per spiegarmi meglio devo necessariamente utilizzare una metafora. Benché nei rapporti di lavoro riesca a percepire, mentre parlo con i colleghi, se la persona di fronte a me sia intellettualmente interessante, è raro che la discussione ecceda la formalità: timidezza, retaggi culturali, l’ambiente stesso....ecco, è estremamente difficile che si parli di qualcosa o di qualcuno al di fuori del lavoro stesso. Voglio dire, non sento quel (raro) magnetismo di sintonia che due anime provano, l’un per l’altra, a livello (principalmente) mentale o culturale. Lavorando poi in un ambiente per 4/5 femminile, non sto neppure più a soffermare lo sguardo sull’aspetto fisico della mia interlocutrice: ma nulla mi permette di accedere al suo mondo interiore. Naturalmente il discorso si complica nei riguardi dei colleghi maschi, verso cui comunque non dedicherei nemmeno un eventuale sguardo “interessato”.

Ed allora, come “entrare” dentro le parole?

Con la magia del blog.

Dietro “quelle” parole esiste una persona (indistintamente, se uomo o donna). E’ vero che sentimenti sublimi provengono da profili femminili, maggiormente sensibili, ma sarebbe stupido trascurare quelli maschili, spesso portatori di pensieri altrettanto alti.

Uso la parola magia per descrivere quel brivido che percorre la schiena quando si legge un post, il quale non deve essere letto velocemente: in primo luogo per una forma di rispetto dato che la persona che lo ha prodotto ha impiegato tempo ed energie, poi perché le parole altrui devono risuonare dentro di me. In altre parole, nel leggere un post interessante mi pongo tutta una serie di domande: cosa avrà voluto dire quella persona? Perché ha utilizzato quei termini piuttosto che altri? Quale il suo mondo interiore e cosa vuole comunicare al mondo esterno?

E’ un lavoro faticoso e che necessita di tempo; come ci vuole tempo per diventare amici leggendo solo parole. Ecco, allora, che il blog permette visibilità del proprio essere, ma anche del mondo immaginario come vorremmo che fosse. Posso mostrarmi un “grande”, se questo mi fa piacere, mentre non lo sono affatto nella realtà. E se riesco a mantenere il grado di finzione “alto” per tanto tempo, non si parla più di “menzogna” ma di alta teatralità pirandelliana, nel mostrare la parte nascosta in noi che avrebbe voluto emergere.

Questo nella vita quotidiana non è possibile attuarlo, se non nei casi patologici (e pericolosi) di allontanamento dalla realtà. L’entrare ed uscire, possibile nella realtà della Rete, se condotto nel rispetto altrui e nei limiti ben definiti del non scherzare MAI coi sentimenti altrui, non credo possa essere additato come qualcosa di deplorevole. Per questo motivo, il più delle volte, quando leggo di incontri “fisici” con amici virtuali, leggo che qualcuno resta deluso: ci siamo fatti un’idea, da noi stessi veicolata, in base alle parole altrui. Magari idealizzando non ciò che è, ma ciò che vorremmo che fosse.

E per lo stesso motivo, e qui ammetto la provocazione, non esiste blogger che sia assolutamente fedele alla descrizione che egli fa di sé. Il tempo, comunque, risulta giudice: anche nella più alta teatralità del blog, con il passar del tempo si impara a rispettarsi, a volersi bene, pur sapendo che, alla resa dei conti, si sta giocando, esattamente come nelle amicizie vere. Cosa è una persona? Il suo pensiero, il suo corpo, il suo stato sociale, il lavoro che svolge?

Di più. Molto di più.

Un’ esplosione di sentimenti spesso repressi, compressi ed oppressi dalla consuetudine, dai compromessi, dal falso perbenismo e moralismo. L’essenza, la pura essenza, della persona può emergere attraverso le parole, e si deve riconoscere al blog questa fantastica possibilità che chiede, soltanto, di dedicargli del tempo.

Un accenno, invece, ad un passaggio sottolineato da una amica: le dinamiche, chiamiamole così, a scopo sessuale. Legittime, certo, se gli utenti/attori sono consenzienti; ma spesso di breve durata, e come tali destinate a fallire, lasciando ancora di più l’utente, più o meno “speranzoso”, a bocca amara; utente che, in preda ad una forma di sadismo incontrollato, continuerà a perseverare, distruggendosi. Mi si permetta, allora, un'altra provocazione: credo che tutti, ma proprio tutti, abbiamo attraversato almeno una volta questa fase. Solo chi è diventato consapevole è riuscito ad oltrepassarla, con il tempo e con tutte le ferite riportate. E se poi ricorda il suo passato senza rinnegarlo o magari ridendoci sopra e senza aver cancellato il nick iniziale…beh, allora, un premio se lo merita.

Ed a proposito di frustrazione: rido scuotendo la testa, pensando che la cosa più stupida ed infantile di questi anni è stato un messaggio privato di qualche tempo fa, in cui mi si proponeva una lista di bloggers “buoni” e “cattivi”, con un occhio di riguardo da parte di chi aveva stilato le pagelle per titoli accademici o disponibilità di alloggi, ed una stilettata ficcante verso chi non aveva nulla da offrire se non un’anima.

Ovviamente, fedele ai miei principi, tra prezzo e valore scelgo il valore. Diventando così a mia volta “cattivo”.

Ed ai “cattivi”, allora, regalo il brano musicale nel player in alto a destra (secondo tutti i browser tranne quelli di casa Gates…): alla fine potrebbe essere una foto di gruppo.

Una bella foto, davvero.

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. blog motivazioni apertura

permalink | inviato da gatta nera il 8/9/2007 alle 16:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


8 settembre 2007

Un anno.


Ho aperto il mio secondo blog, dopo Caro Diario, l'otto Settembre dello scorso anno, nel mezzo di un periodo travagliato, che ancora perdura, senza soluzione di continuità e ancora proseguirà fino a che la vita, con il suo andamento ondulatorio, deciderà di risalire.

Un terromoto costituito da alcune scosse principali e da uno sciame sismico, poi alcuni anni di quiete e di nuovo un altro terremoto. E ogni volta ritrovarsi seduti sulle macerie e ricominciare, ogni volta più stanchi, convinti di non farcela più e invece rialzarsi e camminare.

In un anno questo mio blog ha cambiato nome quattro volte, a testimonianza della mia irrequietezza.

Mi piace ricordare qui i nomi passati e lasciare a chi passerà stabilire se il terremoto è in fase di remissione o di spinta. 


Notturno                                Notte nera
    


                         Notte stellata                        E le stelle stanno a guardare
                           


Questo post è stato scritto il giorno 3 Novembre 2007
e pubblicato con data 8 Settembre 2007, affinché passasse inosservato.




permalink | inviato da gatta nera il 8/9/2007 alle 2:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 settembre 2007

Buffo e geniale!



 




permalink | inviato da gatta nera il 6/9/2007 alle 13:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


5 settembre 2007

5 Settembre - Almanacco: curiosità.

 
Oggi ricorre l'onomastico dei miei genitori:
San Vittorino e uno dei 5 Ercolani, martiri e santi.

L'ho scoperto qualche anno fa e da allora mi piace ricordarglielo.
VUniti dal 1951, ma si conoscevano già da qualche anno, hanno vissuto sempre insieme, tutti i giorni: una vita intensa, faticosa, ma piena.
Insieme anche nel giorno dell'onomastico:
Vittorina ed Ercole.


Vittorino di Amiterno, santo, martire, fu sepolto e venerato sulla via Salaria, ad Amiterno (oggi S. Vittorino), in una cripta del IV secolo fino alla costruzione ad corpus di una chiesa in suo onore. Le reliquie furono portate nel X secolo nel monastero di S. Vincenzo a Metz, mentre quelle insigni nel XVIII secolo si pensava fossero a S. Pietro in Vaticano.
M.R.: 5 settembre - A Roma, nel suburbio, il beato Vittorino, Vescovo e Martire, il quale, anche per santità e per miracoli, fu fatto Vescovo della città di Amiterno per elezione di tutto il popolo. Poi, sotto Nerva Traiano, relegato con altri servi di Dio a Contigliano, dove scaturiscono acque puzzolenti e sulfuree, dal Giudice Aureliano fu fatto impiccare col capo all'ingiù; ed avendo ciò sopportato tre giorni per il nome di Cristo, in fine, gloriosamente coronato, vittorioso passò al Signore. Il suo corpo fu preso dai Cristiani, ed onorevolmente sepolto ad Amiterno, nell'Abruzzo.

[ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]

"                                                                

Ercolano e Taurino, santi, martiri di Porto, loro reliquie sono dal 1931 nella nuova urna posta sotto l’altare maggiore di S. Giovanni Calibita. Sono ricordati nella Depositio Martyrum al 5 settembre: "Aconti in Porto, et Nonni, et Harculani et Taurini". Di Aconzio sappiamo solamente che ebbe un "titulus Sanctii Acontii" sulle rive del Tevere, Nonno fu realmente un martire di Porto. I loro resti pervennero alla chiesa dell’Isola Tiberina per ordine del futuro papa Formoso (891-896) che qui li fece portare con le spoglie di Nonno. Allo stesso pontefice si deve la traslazione, in questa chiesa, di Ippolito e di Giovanni Calibita. Le spoglie di tutti questi santi, con l’esclusione di quelle di Nonno e di Aconzio, furono rinvenute nel 1640 durante la ricostruzione del tempio. Il 4 marzo del 1742, in occasione della consacrazione dell’altare maggiore operata dal cardinale vicario Giovanni Antonio Guadagni mediante le reliquie non insigni dei martiri Zosimo e Faustina, furono ricollocati i corpi di Mario, Marta, Audiface, Abaco e quelli di Ippolito e Ercolano. Si ebbero varie ricognizioni delle loro spoglie nel 1699, 1737, 1851 e 1931. Alcune reliquie di Ercolano e Taurino furono traslate a S. Lorenzo in Damaso nella confessione voluta, nel 1737, dal cardinale Pietro Ottoboni.
M.R.: 5 settembre - A Porto Romano, la passione di sant’Ercolano soldato, il quale, sotto l’Imperatore Gallo, per la fede di Cristo fu battuto con flagelli e decapitato.

[ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]




Faroohk Bulsara, è nato a Zanzibar (nell'attuale Tanzania) il  5 Settembre  del 1946.
Morto a Londra il 24 Novembre 1991, di AIDS.


"Se dovessi morire domani, non mi preoccuperei. Dalla vita ho avuto tutto. Rifarei tutto quello che ho fatto? Certo, perché no? Magari un po' diversamente! Io cerco solo di essere genuino e sincero e spero che questo traspaia dalle mie canzoni."
Freddie Mercury, 1986.

                                                            

"Non voglio cambiare il mondo, lascio che le canzoni che scrivo esprimano le mie sensazioni e i miei sentimenti. Per me la felicità è la cosa più importante e se sono felice il mio lavoro lo dimostra. Alla fine tutti gli errori e tutte le scuse sono da imputare solo a me. Mi piace pensare di essere stato solo me stesso e ora voglio soltanto avere la maggior quantità possibile di gioia e serenità, e immagazzinare quanta più vita riesco, per tutto il poco tempo che mi resta da vivere."
Ultima intervista di Freddie Mercury, 1991.


                                                                             Goffredo Mameli,
                                                                                                       figlio dell’ Ammiraglio marchese Giorgio,
                                                                                                       cagliaritano, fu ardente mazziniano.

 
                 
                                                                              Nacque in Genova il 5 settembre 1827.

Il 10 settembre 1847 scriveva i versi, che furono musicati in Torino il 24 novembre dello stesso anno dal maestro Michele Novaro, genovese (1822 – 1859) in casa di Lorenzo Valerio.
L'Inno fu cantato per la prima volta a Genova durante una festa popolare.
Lo cantava e lo fischiettava Giuseppe Garibaldi, insieme ai suoi legionari, durante la difesa di Roma e la successiva ritirata del 1849.

Goffredo Mameli, nel marzo 1848, aveva costituito una squadra di volontari genovesi, cbe accorse in aiuto dell’insurrezione lombarda e, dopo l'armístizio di Salasco del 1848, raggiunse la Città Eterna per combattere contro i francesí in difesa della Repubblica Romana.

L'eroe genovese morì il 6 luglio 1849 a Roma, sul Colle del Gianicolo, in seguito a una grave ferita subita nel corso del combattimento presso Villa Corsini.

  Inno scritto nel 1847 da Goffredo Mameli e musicato lo stesso anno da Michele Novaro. Divenne Inno d'Italia il 12 ottobre 1946 in sostituzione della Marcia Reale, inno d'Italia dal 1861 al 1946, scritto da Giuseppe Gabetti per Carlo Alberto.

Prima dell'Inno di Mameli, composto nel 1847, la musica che rappresentava il nostro Paese era la Marcia reale d'odinanza di Giuseppe Gabetti.
Fu l'inno del Piave, a venire usato come inno nazionale dopo l'armistizio del 1943, e si dovette attendere il consiglio dei ministri del 12 ottobre 1946 per consacrare come inno nazionale provvisorio l'opera dei genovesi Mameli e Novaro.
 
                                                                Fratelli d'Italia,
                                                                l'Italia s'è desta, 
                                                                dell'elmo di Scipio
                                                                s'è cinta la testa. 
                                                                Dov'è la Vittoria? 
                                                                Le porga la chioma, 
                                                                che schiava di Roma 
                                                                Iddio la creò. 
                                                Stringiamoci a coorte, 
                                                siam pronti alla morte. 
                                                Siam pronti alla morte, 
                                                l'Italia chiamò. 
                                                Stringiamoci a coorte, 
                                                siam pronti alla morte. 
                                                Siam pronti alla morte, 
                                                l'Italia chiamò, sì! 

                                                                Noi fummo da secoli 
                                                                calpesti, derisi, 
                                                                perché non siam popoli, 
                                                                perché siam divisi. 
                                                                Raccolgaci un'unica
                                                                bandiera, una speme: 
                                                                di fonderci insieme 
                                                                già l'ora suonò.
                                                                                Stringiamoci a coorte, 
                                                                                siam pronti alla morte. 
                                                                                Siam pronti alla morte, 
                                                                                l'Italia chiamò, sì! 

                                                                Uniamoci, uniamoci, 
                                                                l'unione e l'amore 
                                                                rivelano ai popoli 
                                                                le vie del Signore. 
                                                                Giuriamo far libero 
                                                                il suolo natio: 
                                                                uniti, per Dio, 
                                                                chi vincer ci può?
                                                Stringiamoci a coorte, 
                                                siam pronti alla morte. 
                                                Siam pronti alla morte, 
                                                l'Italia chiamò, sì! 
                                                                Dall'Alpe a Sicilia, 
                                                                Dovunque è Legnano; 
                                                                Ogn'uom di Ferruccio 
                                                                Ha il core e la mano; 
                                                                I bimbi d'Italia
                                                                Si chiaman Balilla; 
                                                                Il suon d'ogni squilla 
                                                                I Vespri suonò.
                                                                                Stringiamoci a coorte, 
                                                                                 siam pronti alla morte. 
                                                                                 Siam pronti alla morte, 
                                                                                  l'Italia chiamò, sì! 
 
                                                               Son giunchi che piegano 
                                                                Le spade vendute;
                                                                Già l'Aquila d'Austria
                                                                Le penne ha perdute.
                                                                Il sangue d'Italia
                                                                E il sangue Polacco
                                                                Bevé col Cosacco,
                                                                Ma il cor le bruciò.
                                                Stringiamoci a coorte, 
                                                siam pronti alla morte. 
                                                Siam pronti alla morte, 
                                                l'Italia chiamò, sì! 


Per approfondimenti:
http://www.radiomarconi.com/marconi/fratell.html


4 settembre 2007

La fortuna sorrideva come uno stagno a primavera...

Se ti tagliassero a pezzetti


    Se ti tagliassero a pezzetti 
    il vento li raccoglierebbe 
    il regno dei ragni cucirebbe la pelle 
    e la luna tesserebbe i capelli e il viso 
    e il polline di Dio 
    di Dio il sorriso.

Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso. 

    Rosa gialla rosa di rame 
    mai ballato così a lungo 
    lungo il filo della notte sulle pietre del giorno 
    io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino 
    alla fine siamo caduti sopra il fieno.

Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera. 

    E adesso aspetterò domani 
    per avere nostalgia 
    signora libertà signorina fantasia 
    così preziosa come il vino così gratis come la tristezza 
    con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino. 

    Ma se ti tagliassero a pezzetti 
    il vento li raccoglierebbe 
    il regno dei ragni cucirebbe la pelle 
    e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso 
    e il polline di Dio 
    di Dio il sorriso. 
 

Fabrizio De André                                                                                    



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. de andré testo indiano pezzetti

permalink | inviato da gatta nera il 4/9/2007 alle 23:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
sfoglia     agosto   <<  1 | 2  >>   ottobre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Parma
Politica
Società
Poesia
Spunti
Riflessioni
Storia
Articoli giornali
ARTE

VAI A VEDERE





"Oh Signora Threadgoode,
io mi sento troppo giovane

per essere vecchia
e troppo vecchia
per essere giovane!"
 
Fried green tomatoes
27 Dicembre 1991.


 

 "La donna nell'arte"

 

 

"Women in film"
 

 

Toutefois
l'amour vrai rare peut être,
il est moins ainsi que l'amitié vraie.

Per quanto
il vero amore possa esser raro,
lo è meno della vera amicizia. 

François Duc de La Rochefoucauld

 

 

 


 

 

 Non nascondere
il segreto del tuo cuore,
amico mio!
Dillo a me, solo a me,
in confidenza.
Tu che sorridi così gentilmente,
dimmelo piano,
il mio cuore lo ascolterà,
non le mie orecchie.
La notte è profonda,
la casa silenziosa,
i nidi degli uccelli
tacciono nel sonno.
Rivelami tra le lacrime esitanti,
tra sorrisi tremanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore.

  Rabrindranath Tagore

                                     


    


    Le aleggiava sulle labbra
e le splendeva negli occhi
un sorriso tenero e radioso,
che pareva scaturire
dal cuore medesimo
della femminilità.

 
"La lettera scarlatta"
Nathaniel Hawthorne

 

 

                                               
 
                                                        
             Pierre Auguste Renoir
                 Spring bouquet, 1866


 
 


           

 

"Non permetterò a nessuno
 di mettermi in gabbia".


"Non voglio metterti in gabbia,
 io voglio amarti".

 

" E' la stessa cosa".



              
 

 

 

 


Sognare 

Fabia, sono Catullo.
Ti ricordi quando volevo baciarti
e non l'ho fatto?
Quando volevo toccarti
e non ho potuto?
Quando volevo portarti via
e me l'hanno impedito?
Ora ti sogno tutte le notti
e nessuno può farci nulla.

Da: Poesie d'amore
Enrico Galavotti

                                              
_______________________________________




Upgrade your email with 1000's of cool animations

Hanno alzato lo sguardo
a questo firmamento:


    


Adriana Libretti
Aidi
Aislinn
Ale (a destra)
Aleiorio
Alice
Alternativo 2
Amore di grafica - Kekkina
Anabasi
Animainviaggio
Annamarea - Anna Maria
Annie 80
Anelli di fumo - Sciltian
Ape_blog
Arciprete
Arraffagatto (Arfasatto-Serapione) - Elena
Attimo fuggente
Aurora 86
Barbarab
Baskerville *
Batlogreturns - Kia
Beppone
La casa di Beppone
Blue River - Mass(im)o
Bread & Roses - Simona
Broken clock
Calimero (Nuvolee)
Calma apparente - XaoS
Calzetta
Camera con vista - Claudia
Caravanserral (ex Il cavaliere
errante) - Nicola
Carezza invisibile - Irene
- ex BBMount
Carlo Rubboca *
Cat
Chiamami aquila
Coda di lupo - Gian Pietro
Concy 31
Cristiana G.
Darkismy
Devarim
Dimensione (distrattamente) Morgana - La bottega di spezie - Laura
Eleonora blog
Esperimento
Estrella Vanilla
Esseno - Giuseppe
Eta-beta - Gabriella
Ex Rastagirl- Dina *
Exit - Enrico
Exodus Raian - Mauro Dino *  (doppio link)
Fiore di campo - Gianna
Fort
Forum valdese
Fotogramma
Francesca01
Galarico
Garbage
Gatta randagia
Ghezzi Christian
Glitter my passion
Grillo (parlante)
Hellsnymph
Heartprocession
HeavenonEarth - Marco
Herzog_1
Il blog di Barbara
Il cavaliere errante - Nicola
Ile89 - Ilenia
Il gatto silver
Il laicista
Il laicista 2
Il pane e le rose - Aradia - Simona
ImPrecario
Io e lui - Susy
Ivan Jaacov Steinberger   *
Kurtz
La chiesa delle storie - Roberto
La donna che visse più volte
La mia nuova casa
Lapidaria
La rosa in più - Salvatore
La scrittura creativa - Francesca
Le silence de la musique
Liberi di essere
Lupo abruzzese - Giovanni
Maralai - Mario
Marcello *?
Mia Essenza
Mietta - Maria Antonietta
Mokella
Mostro Joe
My sweet gloom
Non lo dico
Note bianche
Ombra
Paolo
Paparazza
Passerotta
Pdecaspita - Pietro *
Peana
Penelope 1951 - Elena
Per sbaglio - Adriana
Petali di antehemis
Piccoli soli arancioni - Lia
Pink and dark elf
Punk princess
Pyperita
Raffaella Del Greco
Rosa bianca
Rumore di niente
Sabrina di Napoli
Sbriciolina
Senzanomealcuno
Senzapaura - Dyo(tana) - Nicoletta
Sinistra maldestra - Damiano
Skan's exexperiences
Specchio
Stefania 75
Testa bislacca - ex Senzapaura
Triton
Una perfetta stronza
Valigetta
Vedere oltre
Veglie
Vent mauvais
Vetro
Viler - Vito
Violetta Color - Futura3000
W la matematica - Sebastiano
Zemzem
Zlatan - Pino Giuseppe *
1dobby8 - Monica
2 stella a destra







Ivan Jacoov Steinberger

 



        

         Odùsseia 360°   e

Yahoo Answers Odùsseia




                           -  HOMOLAICUS
                           - Amici di Misurina

                           *Luce del mattino
                           *La rosa sul fiume


                          


 

_______________________________________

 


        


   Mi dà sempre un brivido
   quando osservo un gatto
 che sta osservando qualcosa
  che io non riesco a vedere.

       Eleanor Farjeon   




 

- Gatto amico
- Amore di gatto
- Gattomania (fusa)
- Gatti e Arte
- Gatti and gatti
- Gatti e non solo
- Gattivity
- Micimiao
- Miciolandia
- IDAG gatti
- 44 gatti
- Vita Gatta

 






 

  _______________________________________


 ________________________

 




        

 

     MARINA GARAVENTA

                 

    http://laprincipessasulpisello.splinder.com/

 

             

 

   

 

              

             Il disagio mentale

 

 



 immagine

         

 

___________________________

Le immagini inserite in questo blog
sono in gran parte tratte da Internet;
se la loro pubblicazione violasse
eventuali diritti d'autore, vogliate
comunicarlo a gattanera58@yahoo.it

___________________________

 

 

 

 

CERCA