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Ricordi, rimorsi, rimpianti... suggestioni, impressioni, riflessioni di una gatta psicopatica.


Diario


31 gennaio 2008

Speranza: sentimento negativo o positivo?


LA SPERANZA E' UN'ILLUSIONE CHE CI FA PRECIPITARE DA VETTE PIU' ALTE. CB

 




La speranza: essa è in verità il peggiore dei mali,
perché prolunga le sofferenze degli uomini. 
Friedrich Nietzsche 


La speranza non è che un ciarlatano che c'inganna senza posa.
Nicolas Chamfort


La speranza è la più grande falsificatrice della verità.
Baltasar Gracián y Morales


La speranza, per ingannevole che sia,
serve almeno a condurci alla morte per una strada piacevole.
François de La Rochefoucauld 


La speranza e il timore sono inseparabili
e non c'è timore senza speranza,
né speranza senza timore.
François de La Rochefoucauld 


Il dubbio è un omaggio alla speranza.
Isidore Lucien Ducasse, Conte di Lautréamont

 
Il disperare aggrava non soltanto la nostra miseria,
ma anche la nostra debolezza. 
Luc de Clapiers, marchese di Vauvenargues


La speranza è il più utile o il più pernicioso possesso. 
Luc de Clapiers, marchese di Vauvenargues
 


Fa più vittime la speranza che l'astuzia. 
Luc de Clapiers, marchese di Vauvenargues
 

O speranze, speranze; ameni inganni della mia prima età! 
Giacomo Leopardi


La speranza è la vera responsabile delle frustrazioni.
Va soffocata sul nascere.
Alessandro Morandotti


La speranza vuol dire soltanto disperazione rimandata.
Henning Harmssen


La speranza è una virtù, una determinazione eroica dell'anima.
La più alta forma della speranza è la disperazione vinta.
Georges Bernanos


La speranza è buona come prima colazione,
ma è una pessima cena.
Francesco Bacone


La sofferenza è insita nella natura umana;
ma non soffriamo mai, o almeno molto di rado,
senza nutrire la speranza della guarigione;
e la speranza è un piacere.
Giacomo Casanova


La speranza è un sogno fatto da svegli.
Aristotele
 

Finché c'è vita c'è speranza.
Cicerone


La paura ti rende prigioniero, la speranza può renderti libero.
"Le ali della libertà" – film.
 

L'uomo dà il meglio di sé quando è stimolato dalla speranza d'un premio,
dalla paura dell'insuccesso e dalla luce di una stella.
Anonimo


Per quanto lunga sia la veste della tua vita,
non supererà la statura della tua speranza.
Anonimo cinese


La rosa che cresce fra le fosche foglie di un giardino incolto,
è come la speranza nel cuore della sofferenza.
Proverbio cinese



 


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25 gennaio 2008

L'indifferenza è il peso morto della storia?



Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani».
Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.


L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa.

Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile.

Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.

I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.

Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.


Antonio Gramsci - "La Città futura", 1917.





QUANTI DI NOI HANNO DETTO:

BASTA, FACCIANO QUELLO CHE VOGLIONO, NON SE NE PUO' PIU'!
GLI ITALIANI SI MERITANO "QUESTO"! 
 ?

A QUALI RIFLESSIONI VI INDUCE QUESTO PASSO ?



18 gennaio 2008

This Is The End, My Friend.





Non so se chiedere venia per aver chiuso il blog o per averlo riaperto. Questa mattina, quando sono entrata, mi sono molto vergognata, leggendo i vostri commenti: non avrei potuto sopportarne altri senza arrossire. Vorrei davvero essere creduta quando affermo che non è per avere l'altrui attenzione che di tanto in tanto abbasso la saracinesca, al contrario.

Mi dispiace, ma di tanto in tanto mi prendono delle crisi (chiamiamole così) talmente violente che ho solo voglia di chiudermi nel mio "buco nero", dove non posso far male a nessuno e nessuno può farne a me.
E' il mio modo di difendere me stessa e gli altri da me stessa.
Quando succede sono certa che non uscirò, invece finora, presto o tardi, sono sempre uscita.

In tutta fretta ho scritto la prima frase che mi veniva alla mente "This is the end, my (dear) friend", ho spento il cielo stellato, ho chiuso porte e finestre e lasciato la gigantesca immagine (ora rimpicciolita) di come mi sentivo in quel momento.

Qualcuno che non è qui mi ha scritto in privato: "meno male che ormai non ti voglio credere, quando chiudi", insieme ad altre parole di conforto. Ed io ho risposto d'istinto e convinta: "questa volta puoi credermi, tanto per quel che vale...".
Forse mi conosce più di quanto mi conosca io o quanto meno più di quanto mi conosca io quando sono chiusa nel "buco".

Grazie a tutti voi che avete avuto la pazienza di aspettarmi e a tutti coloro che si sono preoccupati per me: posso solo chiedere scusa, anche se le scuse non sono altro che una toppa messa su uno strappo.

20 Gennaio 2008. 11:51

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17 gennaio 2008

Studio: il 60% delle donne vuole il sesso con forza.

Un paio di giorni fa, a margine del post "Rapporto uomo - donna. Conclusione", ho ricevuto il contributo di un vecchio amico che si è sempre divertito a provocare.
E' che lui lo fa convinto di quello che sostiene, altrimenti non lo avrei nemmeno preso in considerazione.

Capisco che con i "fattacci" che ci sono in giro:
- il Papa
contestato... In Italia!!!
- il
Ministro della... Giustizia
e famiglia indagati e indignati con la... Giustizia
-
Cecilia starebbe per risposarsi come l'ex marito Sarkozy

- il prossimo inizio del "
Grande Fratello" e ancora non si sa chi ci sarà
- per non parlare di
Sanremo alle porte...

Beh, sì, questo è un argomento futile, ma non è forse il mio un blog leggero? ;-)

In ogni modo,
La chiesa delle storie si è messo a braccia aperte, pronto per essere crocifisso: qualcuno vuol farsi avanti, qualcuno vuol tirare la prima pietra o siete d'accordo con lui?

Ho riportato anche il sondaggio-studio in questione, che ridimensiona - a mio avviso - le conclusioni tratte dal titolo: "Il 60% delle donne vuole il sesso con forza".

                  

commento di   lachiesadellestorie -   lasciato il 15/1/2008 alle 18:42

bene...io intevengo fuori tempo massimo e perciò con giustezza incontestabile (perchè nessuno leggerà...)
Qual'è la fantasia sessuale più diffusa tra le donne?
Uno studio internazionale fatto nei soli paesi occidentali dichiara che essa è "essere presa con la forza da un uomo avvenente".

Ora... dopo il femminismo, dopo la parità dei diritti, dopo tutto quello che si sa e si vede...perchè ancora questa è la fantasia dichiarata dalle donne?
Io ho un atteggiamento molto dialogante e rispettoso delle distanze quando mi intrattengo con una donna ed infatti ho un successo assurdamente scarso (scherzo...ma neanche tanto).

Nei rapporti di coppia i due sessi esprimono la ragione del mondo: natura  in primis,  cultura  in secundis e  modelli sociolologici  per ultimi.

La violenza è aborrita, ma la dominanza è gradita.
(adesso crocefiggetemi)





"Il 60% delle donne vuole il sesso con forza".

Per le donne le fantasie erotiche sono lontane anni luce da quello che vorrebbero davvero fare con il proprio partner.

In pratica, si eccitano immaginando situazioni trasgressive e violente, che non vorrebbero mai sperimentare davvero; e al contrario chiedono al partner coccole e tenerezza, sulle quali però quasi mai hanno fantasie sessuali.
E' quando emerge dai dati preliminari di un questionario che Roberto Bernorio, ginecologo e psicoterapeuta dell'Ospedale San Carlo di Milano, ha sottoposto a 50 donne tra i 20 e i 40 anni, e che ha presentato oggi a Milano durante un convegno dell'Associazione dei sessuologi Aispa. Se ad esempio il 60% delle donne si eccita immaginando di essere presa con forza dal partner o da uno sconosciuto, spiega Bernorio, quasi nessuna vorrebbe che succedesse davvero.
Al contrario, poche donne si eccitano immaginando un rapporto fatto di coccole e tenerezza con il partner, eppure la maggior parte delle intervistate nella pratica vuole proprio questo. "Inoltre - aggiunge Bernorio - più tempo dura una relazione, più è facile che le donne abbiano fantasie divergenti, su partner cioé diversi dal proprio": ci vogliono due anni di vita di coppia, in pratica, perché le donne comincino a sostituire nelle proprie fantasie il fidanzato al vicino di casa, allo sconosciuto o all'attore di Hollywood. "Le donne traggono più piacere dalle fantasie che dalla loro realizzazione - conclude Bernorio - mentre nella pratica desiderano che si realizzi la situazione più affettiva e romantica".
Per approfondire l'abisso che separa il dire e il fare nella sessualità delle donne, Bernorio ha sottoposto lo stesso questionario ad altre 200 donne, in modo da confermare o meno questi dati preliminari.

Fonte Ansa - 06.10.2007
 


La scelta delle foto da inserire è stata in qualche modo auto-censurata, perché in rete si trovano scene di "dominanza" maschile molto... Ma molto più esplicite!


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17 gennaio 2008

Mastella & Co.

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PREMESSA al POST SUCCESSIVO
 

Mi sono chiesta: pubblico qualcosa sul Pappa, qualcosa su Mastella...

Il mio non è un blog adatto... Faccio un salto da
Fiore prima e...  Che meraviglia di sintesi!!!
Ho appena ricevuto da due studentesse di Comunione e Liberazione il discorso che il Papa avrebbe dovuto tenere e una mia collega mi ha riferito che ieri dalla sua dottoressa di base, ce n'era uno su ogni sedia, nella sala d'aspetto.
Mi accorgo adesso di aver scritto Pappa... Ma non lo correggo, perché almeno il lapsus mi fa ridere :-)    Non il resto.

Questo è il mio commento al post  "Basta!" di   Fioredicampo, che invito a visitare.

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L'argomento che proporrò subito dopo questo segue invece il filone del rapporto uomo-donna, con una provocazione.

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15 gennaio 2008

Foto ricordo.

 


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14 gennaio 2008

Senza parole.

 



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13 gennaio 2008

Rapporto uomo - donna. Conclusione.

                  

Questo post termina la serie che ho dedicato alle donne, anzi per meglio dire alla parte patologica del rapporto uomo-donna.

Ho scelto di non affrontare - solo accenni - le violenze più crudeli che molte esponenti del nostro sesso hanno subito nel corso della storia dell'umanità e quelle che ancora troppe debbono patire da parte del maschio.

Avrei voluto porre invece l'accento sulle cause a monte e cioè sul
perché le donne siano state quasi sempre prevaricate dagli uomini e sul perché, non di rado, si siano in un certo senso rese complici esse stesse.


Le "streghe" non venivano spalleggiate dalle altre donne, forse per timore di essere esse stesse accusate di patti con il "maligno" o forse perché la religione combinata con l'ignoranza le spingeva a credere che la stregoneria esistesse e fosse un peccato grave.

La ancora attuale infibulazione è praticata da donne su altre donne. Ed è ancora debole la protesta femminile nei luoghi ove viene praticata la lapidazione delle cosiddette adultere.

Per restare da noi e ai nostri tempi, la suocera di mia sorella riguardo ai rapporti coniugali, sostiene che l'uomo ha il diritto di chiedere e la donna il dovere di accettare, sempre e comunque... e ovviamente non anche l'inverso.

Mia madre, donna che io reputo molto intelligente per quanto abbia frequentato solo le elementari, nonostante sia stata una delle prime in paese a prendere la patente di guida e ad indossare - con grave scandalo - i pantaloni, pensa che nei rapporti extra coniugali all'uomo spetti il diritto di farsi avanti e viceversa alla donna il dovere di rifiutare. Cosicché se si viene a sapere di un rapporto adulterino in paese, nessuno verrà lapidato con pietre, ma la donna lo sarà comunque con le parole.

Non si diceva già al tempo degli antichi ebrei che era la femmina a provocare il maschio con il proprio sguardo e quindi a peccare. E che era altrettanto colpevole di non saper abbassare il proprio sguardo, qualora fosse il maschio a farsi avanti?

Io credo che grande influenza su tali comportamenti maschili e femminili lo abbiano avuto le religioni, ma non solo...

C'è qualcosa di più profondo che mi sfugge. Un accanimento troppo atavico, troppo diffuso, spesso troppo feroce.


                                               Allo stesso modo mi domando che cosa ha fatto sì che in ogni epoca ci siano state donne potentissime, capaci di reggere le sorti di intere Nazioni, nell'ombra o allo scoperto?

Dai commenti ricevuti - peraltro quasi tutti femminili e me ne dispiace - non mi pare di aver raggiunto il mio intento. Soltanto Damiano
ha dato la sua versione storico-filosofica, che per quanto io non condivida appieno, ho tuttavia apprezzato.

Vorrei inoltre aggiungere che ho trattato questo tema distinguendo due fondamentali categorie, ma che sono assolutamente conscia e convinta che ognuna delle due è costituita da individui distinti e che esistono grandi donne come grandi uomini e viceversa.

Penso che
il reciproco rispetto sussista da entrambe le parti e anche l'attrazione - non solo sessuale - a conoscere ciò che è diverso da noi.

Personalmente sono molto incuriosita da come gli uomini percepiscano la realtà e da come la elaborino rispetto alla maggior parte delle donne; così come so che tanti uomini sono affascinati dal pensiero femminile.

 

Infine chiedo venia se sono stata banale, superficiale, poco fluida e - come al solito - ingenua.

Dal prossimo post tornerò alle illustrazioni e ai raccontini da libro di lettura per le scuole elementari, che pare siano molto più nelle mie corde :-)


12 gennaio 2008

Perché le donne...? Perché gli uomini...?

 

Premessa: non sono una moralizzatrice di costumi e un corpo nudo non mi scandalizza, ma ritengo che in Italia vi sia un uso strumentale e poco rispettoso della donna sui media.

       

Alcuni giorni fa, mentre mio marito faceva un po' di zapping televisivo ed io rammendavo, (e questo la dice già lunga), ci siamo imbattuti in non so quale varietà, dove veniva messo in scena un ballo moderno: i ballerini vestiti di tutto punto, le ballerine pressoché completamente discinte.

Siamo tutti ormai assuefatti a questo genere di spettacoli e sembra "cosa buona e giusta", ma l'altra sera - non è la prima volta - mi ha veramente infastidito.

 

Così mi sono posta parecchie domande, che giro a chi avrà voglia di esprimere il proprio parere.

Perché alla donna è richiesto di svilire il proprio corpo, esibendolo pubblicamente?

E perché tante ragazze ambiscono ad assumere il ruolo di veline, letterine, schedine e quant'altro, quando sanno che da loro si vorrà un'esibizione di belle forme, di sorrisi invitanti e l'occultamento di un fior di cervello, ma anche del più desolato neurone?

Perché accettano di partecipare a trasmissioni la cui conduzione è affidata a uomini cui non si domanda una bella presenza, ma di formulare delle opinioni, mentre loro, le donne, devono solo fare da coreografia, mostrando un corpo bello e giovane?

     

Ragazze che ambiscono ad essere ammirate per il loro aspetto soltanto, non accorgendosi quanto ciò le mortifichi, quanto sia limitata la loro libertà di espressione, quanto sia effimero e pericoloso se portato agli estremi, quanto perdano dalla non conoscenza e dalla non coscienza di quello che potrebbero essere.

Perché non si sentono umiliate e arrabbiate per questo, ma invece lusingate dalle quanto meno viscide attenzioni degli uomini, di qualsiasi età e aspetto, che a turno le circondano?


Perché costoro approfittano squallidamente, trascurando quanto possa essere più gratificante un rapporto con una donna considerata nella sua interezza?

Perché gli uomini, quando giudicano una collega, una professionista, una giornalista televisiva, una deputata o una senatrice, una qualsiasi donna... prima lo fanno - spesso volgarmente - da un punto di vista estetico e poi - semmai - anche per quanto vale il suo pensiero? E perché non fanno lo stesso con un esponente del loro stesso sesso?

Perché le donne, in massa, non prendono posizione contro la mercificazione del corpo femminile, mostrato nudo per pubblicizzare qualsiasi tipo di prodotto?



C'è una tacita acquiescenza, un'accettazione data per scontata, uno stupore del tutto sopito. Ciascuna è certo libera di fare le proprie scelte... Però non sarebbe tanto più gratificante essere valutate per la propria interezza?

Sempre in uno dei miei raid nel mondo della TV, un paio di notti fa mi sono imbattuta in una puntata di "Porta a porta", in cui l'unica invitata femminile era Michela Brambilla, il che dà un'idea immediata del livello della trasmissione. Non so bene cosa abbia da offrire il cervello della Brambilla, comunque non le era concesso di terminare un discorso (per quanto le sue idee siano molto discutibili) senza che Vespa e perfino Angeletti timidamente, non la corteggiassero in modo disgustoso, facendo loro - in quel caso - la figura delle triglie.
 
                                                   

So bene che l'universo femminile ha da far fronte a ben più gravi soprusi, prevaricazioni, violenze e delitti, ma se non cominciamo noi donne a stimare noi stesse, come possiamo pretendere che lo facciano gli uomini (parlo genericamente, non del genere maschile in toto), da sempre abituati a sentirsi superiori?




Dopo aver stilato la mia serie di domande, ho fatto una breve ricerca e ho trovato questo articolo di cui si era tanto parlato:

Arriva dall'estero l'ultimo attacco a veline, schedine, ereditiere, letterine, corteggiatrici (ecc...) che affollano il piccolo schermo italiano. A scagliarsi contro ''il Paese delle donne nude'' è l'inglese Financial Times, secondo cui l'Italia avrebbe ''tradito il femminismo'' con una sovraesposizione di corpi seminudi in pubblicità e televisione.

«Dal mio trasferimento a Milano, tre anni fa, mi sono chiesto perché nessuno sembri preoccuparsi dell’uso incongruo che viene fatto della donna nella pubblicità e in tv... Davvero gli italiani, e in particolare le italiane, ritengono accettabile "vendere" quiz in prima serata stimolando i genitali maschili invece del cervello?».
 
Adrian Michaels - Corrispondente del Financial Times
 
http://www.ft.com/cms/s/0/7d479772-2f56-11dc-b9b7-0000779fd2ac.html?nclick_check=1

      

________  APPROFONDIMENTO ________

Naked ambition

By Adrian Michaels
Published: July 13 2007 08:56

Passengers arriving at Rome’s Fiumicino Airport recently found themselves confronted by a large-breasted woman, cleavage exposed almost to the bottom of her sternum. From her billboard perch, she was attempting to interest travellers in the business communications products of Telecom Italia.
Those flying in from many other countries, and particularly from the UK or the US, would probably have found this fleshy advertising style archaic. These days, a naked woman lying unironically on the top of a car is about as cool in advertising as a rugged cowboy on the range, cigarette dangling from lip. Long-legged variety-show lovelies or immaculately unattired game-show hostesses are rare, if not completely absent from television. But in Italy, they are an everyday occurrence.
If you are home before the 8pm news on Rai Uno, Italy’s main television station, you will discover it is preceded by a quiz show called L’Eredita (“The Inheritance”). In the middle of the programme, four ritzy women interrupt the competition to dance. “My jewels!” the male host exclaims. The dancing has no connection to the rest of the show; Rai Uno explains on its website that the “girls… with their presence and beauty, cheer up everyone watching, particularly men”.
Since moving to Milan from New York three years ago, I have been wondering why no one seems to care about the incongruous use of women in advertising and on television, and what that says about Italian society. Do Italians, particularly Italian women, really think it acceptable to sell primetime quiz shows on terrestrial television by trying to stir the male genitalia instead of viewers’ brains? Or are they instead happy with life as it is – beautiful, flirtatious and with a supply of great shoes?
It is not just domestic companies or television stations that seem stuck in old ways of selling products to Italians. Earlier this year, advertising hoardings were plastered with posters for 3 Italia, a telecoms company owned by Hong Kong-based Hutchison Whampoa. Three women wore dresses so skimpy they revealed not just classic cleavage but also, through large holes in the dresses’ midriffs, the more daring undercurve of the bosom. 3 Italia was advertising a new billing plan.
Of course marketing campaigns in other countries use the female body. But the difference, says Sergio Rodriguez, group creative director at Leo Burnett Italy, the ad agency, “is that in Italy when you don’t have to use women, you use women”.
In the UK or US, such tactics might inspire anything from headshaking and irritation to clear outrage. When a US campaign for Miller, the brewer, appeared in 2003 with two women fighting and taking off their clothes, the company received hundreds of complaints. In Italy, no one says anything.
Caterina Preti, a 19-year-old Italian student who moved from Milan to London in September, says: “I didn’t really notice how bad it was until I moved. What I’ve noticed here is that you don’t see girls in bikinis or naked women on television, always smiling. People in Italy are so used to it, there is no push to try to change it.”
Emma Bonino – minister for International Trade and European Affairs in Romano Prodi’s Italian coalition government, and a former European Union commissioner – is a notable exception. Bonino, one of the leaders of Rosa nel Pugno (Rose in the Fist), the political party, recently organised an international conference in Italy to discuss issues facing women entrepreneurs. She says: “Most people, even women, accept the situation in some way for what it is.” Of dancing girls and other phenomena, she says: “Most of the time it makes me laugh, it seems so ridiculous.” But she says it strengthens her conviction to fight for change.
It was women’s rights groups that complained loudly about the Miller adverts in the US. Italian feminism, say Bonino and Graziella Parati, head of comparative literature at Dartmouth College in the US, used to be strong, but not any more.
“Italy has had a long history of feminism,” says Parati, who has studied Italian culture and written books on gender issues. “It is different from Anglo-American feminism [and] based not on a search for equality but rather on putting an emphasis on difference… Joining a man’s world may be practical, but does not solve the fact that you end up trapped in a system that can contain and invalidate the difference that women’s otherness embodies.”
Bonino points out that Italian feminism was vigorous in the 1970s when abortion and divorce were legalised – “even with the church next door and the Pope on television every day”. In 1976, she says, 11 per cent of members of parliament were women, the same as today. “Most of my colleagues fell asleep in some way… the women’s movement never pressed for structural reforms and there is still nothing on the agenda. When women fell asleep they followed the cultural mainstream.”
The problem is evident in both parliament and the boardroom. Italy came above only Cyprus, Egypt and South Korea in 48 countries surveyed by the International Labour Organisation for female share of legislators, senior officials and managers. In the largest Italian companies, women represent about two per cent of board directors, according to the European Professional Women’s Network, compared with 23 per cent for Scandinavia and Finland and 15 per cent in the US.
Maybe nudity, chauvinism and a lack of professional attainment are different parts of the same enduring Italian image: the mamma rules the house but is confined to the kitchen, rolling out ravioli while her daughters, with little expected of them professionally, seek success through fame and beauty.
Preti, the student who recently moved to London, worries about a lack of variety in role models for Italian teenagers. She says: “Young girls envy showgirls, they link beauty with success… Many young women still have the example of their mothers who don’t work.” In the UK, meanwhile: “Young girls are much more determined, they are career-minded. They’re killing each other, they have dreams.”
But Laura Frati Gucci, the head of Aidda, the Italian association of top women managers and entrepreneurs, points out that successful women are rare enough in other countries too. There seems often to be surprise at the mere existence of Angela Merkel, German chancellor, and Segolene Royal, the runner up in France’s recent presidential elections. “Everyone looks at Merkel and Royal as if they are monkeys,” Frati Gucci says.
Women in Italy, she believes, are held back not by chauvinism but by rules and customs that inhibit their participation in work. Mothers complain of a lack of nurseries and kindergartens. Schools for older pupils finish at lunch time. The children have to be collected, they have to be fed, they have to be taken to afternoon activities. “A woman will never earn as much as she will pay a babysitter,” Frati Gucci says.
Mario Draghi, the governor of the Bank of Italy, highlighted structural work problems in a recent speech. “Italy stands out from many other European countries in the fact that fewer women return to work after maternity,” he said. ”Better designed policies to support families would have… [the] effect of raising female employment rates.”
Part-time work is rare in Italy, let alone acceptable for senior professionals. One female judge told me: “I can’t imagine a professional working part-time [and], although a woman can do whatever she wants, she also has to be the mother.” The Organisation for Economic Co-operation and Development says that part-time workers account for just 15 per cent of the employed in Italy compared with Germany’s 21 per cent, 23 per cent in the UK and 36 per cent in the Netherlands.
It quickly became clear when my wife and I arrived from the US that there are cultural issues for women that go beyond school hours and acceptance of part-time work. A household functions with difficulty in Italy if all its adults have full-time jobs, and it is invariably the women who make sacrifices to ease the strain.
In the US you can buy milk and bread at any time, and in dozens of places. But Italians trying to shop on Monday mornings, or Thursday afternoons, or Sundays, or evenings, or lunch times, or early mornings, can be disappointed. Most banks are closed at lunch times and Saturdays. A supermarket will advertise on lampposts when it is going to be open on a Sunday, and then shut the Sunday after. And pity the parent – me, in this instance – pounding the streets at 7pm on a Sunday trying to find milk for his baby before bedtime. One pharmacy was open, but didn’t sell milk. There are no convenience stores. In the end I bought some long-life milk in a store where the staff were not speaking Italian.
One female criminal lawyer (who prefers not to be named) argues that the lack of recognition of a modern woman’s needs is even visible in hospital obstetrics units. There are not many hospitals in the Milan area where women giving birth can have an epidural, and some units prefer to offer no pain relief at all. Hospitals emphasise that birth should be a natural process, though the lack of choice that entails can leave foreigners imagining they have stepped back in time.
Pain and suffering, motherhood and pasta, shuttered banks. It is easy to see how they could be linked to a lack of senior workplace representation. There also seems to be a simple link between the dominance of men at work and the portrayal of women in advertising. Daniela Barrera, planning and research director at Leo Burnett Italy, used to work in the UK. She says: “Half our clients in senior positions in the UK were women. Most are men in Italy.”
Male clients of advertising agencies tend, she believes, to ask for campaigns in which their products are equated with a superficial, unsophisticated form of beauty. Her colleague Rodriguez says: “A man thinks of his brand as a woman.” Barrera jokes: “If you have no idea [for a campaign], you can use a pair of tits, a baby or a puppy.” If that approach did not work with the public, there would be complaints. But there are none, the advertising executives say.
With few women in parliament, one source of lobbying for reforms that would encourage women to work is absent. Bonino says: “Because we are less vocal and determined, we do not have structural reforms in areas such as schools and services.”
Women certainly seemed to be silent while Silvio Berlusconi’s commercial television stations rose to the fore in the 1980s. Berlusconi, the former prime minister and Italy’s richest man, found success with a programming formula that included liberal use of the female form. Italy’s state-controlled channels soon dropped their previous aversion to exposed flesh in the battle for ratings.
“Television is still in the hands of men,” says Parati at Dartmouth College. “This recreates the illusion of how women can be subjugated and is reassuring… Berlusconi has not created the situation but he has made it bigger.”
Striscia La Notizia (“The News Slithers”), a satirical news programme, is one of the most popular shows on Canale 5, one of Berlusconi’s channels. It goes out six nights a week at 8.30pm presented by two men but regularly interrupted by two gyrating and minimally dressed women. Competitions to replace the two female dancers are deemed newsworthy in their own right.
The show is just one example of the astonishingly restricted use of women on Italian television. A study last year of almost 600 television shows on the largest channels by Censis, an Italian research institute, showed that women mostly appeared as actors, singers and models. “The most common image seemed to be that of women in light entertainment,” Censis said. When women were present as experts, they tended to be talking about astrology or handicrafts. Professional or political women were extremely rare.
“Beautiful, glossy and most importantly young,” said Censis. “The images of women are split between light entertainment and those of violence in bad news stories. There is a distortion compared with the real female world: old women are invisible, the socioeconomic status of women [portrayed] is middle-upper class … meanwhile there are never any disabled women.”
Often, little seems to have changed in Italy in the more than 50 years since Luchino Visconti made Bellissima, a funny and distressing satire on a Roman mother’s starry ambitions for her tiny daughter. In the film, rent and household savings are jeopardised while little Maria is carted around hairdressers, dressmakers and ballet classes in an effort to stand out at a famous director’s casting call. Her mother is meanwhile trying to bribe shady characters on mopeds supposedly connected to the studio, with predictably gloomy consequences.
But something is missing from this portrayal of Italy as backward and chauvinist. You could argue that Italians are not interested in “catching up” with other countries. Leo Burnett’s Barrera says: “Italy is behind in the role of women in society but it’s superficial to say that advertising reflects that … We have a different level of correctness: nudity is also a matter of women wanting to portray their beauty. Female politicians appear on television in short skirts because they want to show that they are well-preserved and beautiful.”
The female judge estimates that 10 per cent of women in her profession dress sexily because it is a weapon and “because they like it”. Sergio Rodriguez, Barrera’s colleague, says: “It’s not a question of being behind. Italian men and women may never be like British men and women … it’s about aesthetics, it’s a choice.”
Ilaria D’Amico is one of the best-known sports presenters in Italy. Every week she presents Sky Italia’s main football coverage, and no one could argue that D’Amico does not know her football. But she stands throughout the broadcast, invariably in a black cocktail dress, discussing the match with former players and pundits – all men, all in suits, and all seated.
Parati says: “Women have bought into male paradigms of what femininity is, so they pay particular attention to their appearance; but they have also grown up in a country full of art and beauty, and their attention to aesthetics in general can come from that.” Bonino concedes: “My feeling is that the women’s rights movement does not exist any more.”
And yet occasionally there are howls of pain. Earlier this year Veronica Berlusconi, Silvio Berlusconi’s wife of almost three decades, tired of her husband’s reported boorish behaviour. After hearing that he had flirted with other women at a gala media dinner, Veronica wrote a letter to La Repubblica, one of Italy’s biggest newspapers and a critic of Berlusconi’s rightwing politics. His conduct was an affront to “my dignity as a woman”, she wrote, before demanding a public apology. “Today for my female children, already adults,” she continued, “the example of a woman capable of defending her dignity … takes on significant importance.” She hoped her outcry would remind her son, Luigi, “never to forget to keep among his fundamental values a respect for women”. The letter was printed on the front page of the paper.
Plenty of people dismissed the episode as a stunt. In the never-ending circus of Berlusconi family life, the abashed husband responded publicly on the same day: “Dear Veronica, here are my apologies to you,” he wrote, going on floridly to revere the strength of their bond. He ended with “big kiss. Silvio”.
But for Preti, the student in London, Veronica Berlusconi’s indignant letter signified a stirring of change. “I believe that her bravery could be used as a springboard for Italian women… It is an example of a woman who does not want to accept her inferior status.”
Still, it is hard to see much real change looming in a country famous for its fashion and where there is so much eroticism on display that only the foreigners notice. The current Striscia La Notizia dancers, Melissa Satta and Thais Souza Wiggers, appeared this year in adverts in Milan’s main Centrale station wearing bras that pushed up, through unbuttoned shirts, their already ample breasts. It would be hard, and probably futile, to advertise underwear in any other way. But in this instance they were selling luggage.

Adrian Michaels is the FT’s Milan correspondent


11 gennaio 2008

Da un altro punto di osservazione.

 QUESTO POST e L'ACCOSTAMENTO di IMMAGINI

SONO CONSAPEVOLMENTE  e ALTAMENTE PROVOCATORI







Donne: né schiave né veline


donne2.jpgdi Amina Salina 

Dopo la questione del velo é riesplosa recentemente la battaglia contro la violenza di genere, una violenza che non ha connotati geografici o religiosi né culturali ma che attraversa il destino di moltissime donne nel mondo. Donne istruite o no, religiose o no, lavoratrici o casalinghe, giovani o anziane e persino bambine sovente sottoposte a violenze o a schiavitù sessuale. Erroneamente la violenza viene messa in relazione con la religione islamica, anche se l'Islam rigetta la violenza sulle donne ed il maschilismo é una categoria della stupidità universale senza distinzione di lingua, fede o etnia. Si fa sovente l'errore di parlare da una situazione di privilegio, come donne occidentali quindi più ricche, che vivono in un ambiente almeno apparentemente meno violento rispetto ad altre, senza accorgersi della violenza non vista, di quella della porta accanto, altrettanto grave di quella contro le donne del cosiddetto terzo mondo. Si parla a nome della civiltà occidentale, data per definizione come una civiltà senza violenza quando il benessere dell'Occidente é responsabile della miseria del resto del mondo, quando la fame programmata dal Fmi fa venticinquemila vittime al giorno, senza contare le morti per Aids, per parto o malattie infettive. C'é un vero e proprio femminicidio sulla Terra e per combatterlo dobbiamo essere consce del fatto che non é colpa né delle religioni né delle culture ma principalmente di una mentalità che é la stessa di chi fa la guerra, di chi bombarda, di chi sfrutta manodopera a basso costo, di chi vende schiavi e schiave per l'industria del sesso dei pedofili, di quelli che vendono l'orrore della pornografia. Una mentalità per cui la donna non é persona ma merce. E' secondario il modo con cui questa merce viene comprata venduta o sfruttata o, se si ribella, zittita o uccisa come accade alle poverette che denunciano i loro aguzzini. Noi, donne musulmane, siamo solidali con le donne di tutto il mondo vittime di violenza ma non ci sta bene che questa violenza o parte di essa venga continuamente riferita alla nostra fede, al nostro modo di vita, a ciò in cui crediamo. Basta leggerveline.jpge il Corano per rendersi conto che Allah non giustifica alcun tipo di violenza fisica né morale sui deboli, cioé sulle donne, sui bambini e nemmeno sugli animali. Il Profeta, di cui Asha diceva che era "il Corano che cammina", non ha mai usato nessuna forma di violenza, tranne la legittima difesa in tempo di guerra, e nei suoi rapporti con le spose non ha mai nemmeno alzato la voce. Basta andare per una settimana a vivere presso una famiglia musulmana praticante - di quelle che la stampa laica chiama "integralisti" o "islamisti" - per vedere la calma, i volti distesi, la tranquilla accettazione dell'Islam come modo di vita, cioé l'esatto contrario della coercizione, della prepotenza e della violenza che ci imputano. Che differenza con le famiglie devastate di molte realtà italiane, dove ognuno si fa i fatti suoi oppure tutti strillano per ogni minima cosa!!! Purtroppo lo spazio mediatico di cui possiamo usufruire é minimo, quindi la vita vera dei credenti - musulmani o non - credo che sia l'aspetto più censurato in assoluto dai media, tanta é la paura che la gente si accorga che c'é altro dopo il crollo delle ideologie novecentesche. Noi proponiamo un modello di donna credente, esattamente come quello della Vergine Maria, un modello di donna attivo, che vive il proprio tempo senza lasciarsi trascinare dalla corrente, ma cercando di trasformare la realtà dando ad essa un significato religioso nel rispetto delle altre fedi e delle persona di buona volontà, credenti o meno, che combattono contro le ingiustizie. Non crediamo nel modello-velina, non crediamo che utilizzando la bellezza la donna possa ottenere altro che vil denaro a prezzo del proprio onore e della propria dignità. Non crediamo che la donna debba entrare nel mondo del lavoro alle stesse condizioni degli uomini perché essa ha quasi completamente il carico di famiglia e deve occuparsi di far crescere i propri figli sani spiritualmente e materialmente, compito che implica tanto tempo a disposizione. Nonostante ciò sono proprio le donne musulmane negli ultimi trent'anni ad aver fatto spettacolari salti in direzione della propria emancipazione, senza dimenticare la propria fede, la propria serenità, il proprio ruolo naturale. Proponiamo alle donne europee qui ed ora l'Islam come modo di vita in antitesi alla mercificazione della vita, al dominio del capitale sul corpo della donna, sugli affetti, sui sentimenti, sui tempi della vita. Proprio per questo i media danno spazio non a noi ma alle varie Hirsi Ali e compagnia cantando, sperando dal loro punto di vista che si affermi la donna-merce globalizzata, quindi priva di legami con la propria terra e le proprie radici culturali. E' certo che la liberazione delle donne può essere solo opera delle donne stesse, ma ciò non significa un modello di donna che prescinda dalla fede, dalla propria cultura e dal proprio essere. Una persona creata da Dio non una merce nè tantomeno una schiava (nemmeno della fabbrica). Salam.

http://www.l-arcadinoe.com/it/?p=760

Vi propongo questo articolo di una donna araba musulmana, quasi come una provocazione, perché ritengo sia necessario rendersi conto che esistono prese di posizione differenti all'interno dell'universo femminile e che a volte - non è questo il caso - sono le donne stesse che si fanno complici dei propri carnefici o sfruttatori...  Ma di questo tratterò in un altro post.

Sotto due significative immagini trovate in rete.  "Donne come noi, ma con meno diritti", si legge sotto la prima.  Credo sia vero, ma "noi" siamo sicure di esserci conquistate tutti quei diritti di cui i "nostri uomini" ci ritengono detentrici?



***
Donne che esercitano i propri diritti...


Clemente Mastella, difensore dei valori cattolici


10 gennaio 2008

Pausa di riflessione: donne...

 




DONNA

Nel tuo esserci l'incanto dell'essere,
la vita, tua storia,
segnata dal desiderio d'essere
semplicemente donna!

Nel tuo corpo ti porti,
come nessun altro,
il segreto della vita!

Nella tua storia
la macchia dell'indifferenza,
della discriminazione, dell'oppressione…

In te l'amore più bello,
la bellezza più trasparente,
l'affetto più puro
che mi fa uomo!

Eliomar Ribeiro De Souza
(poeta brasiliano)



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"Oh Signora Threadgoode,
io mi sento troppo giovane

per essere vecchia
e troppo vecchia
per essere giovane!"
 
Fried green tomatoes
27 Dicembre 1991.


 

 "La donna nell'arte"

 

 

"Women in film"
 

 

Toutefois
l'amour vrai rare peut être,
il est moins ainsi que l'amitié vraie.

Per quanto
il vero amore possa esser raro,
lo è meno della vera amicizia. 

François Duc de La Rochefoucauld

 

 

 


 

 

 Non nascondere
il segreto del tuo cuore,
amico mio!
Dillo a me, solo a me,
in confidenza.
Tu che sorridi così gentilmente,
dimmelo piano,
il mio cuore lo ascolterà,
non le mie orecchie.
La notte è profonda,
la casa silenziosa,
i nidi degli uccelli
tacciono nel sonno.
Rivelami tra le lacrime esitanti,
tra sorrisi tremanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore.

  Rabrindranath Tagore

                                     


    


    Le aleggiava sulle labbra
e le splendeva negli occhi
un sorriso tenero e radioso,
che pareva scaturire
dal cuore medesimo
della femminilità.

 
"La lettera scarlatta"
Nathaniel Hawthorne

 

 

                                               
 
                                                        
             Pierre Auguste Renoir
                 Spring bouquet, 1866


 
 


           

 

"Non permetterò a nessuno
 di mettermi in gabbia".


"Non voglio metterti in gabbia,
 io voglio amarti".

 

" E' la stessa cosa".



              
 

 

 

 


Sognare 

Fabia, sono Catullo.
Ti ricordi quando volevo baciarti
e non l'ho fatto?
Quando volevo toccarti
e non ho potuto?
Quando volevo portarti via
e me l'hanno impedito?
Ora ti sogno tutte le notti
e nessuno può farci nulla.

Da: Poesie d'amore
Enrico Galavotti

                                              
_______________________________________




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Hanno alzato lo sguardo
a questo firmamento:


    


Adriana Libretti
Aidi
Aislinn
Ale (a destra)
Aleiorio
Alice
Alternativo 2
Amore di grafica - Kekkina
Anabasi
Animainviaggio
Annamarea - Anna Maria
Annie 80
Anelli di fumo - Sciltian
Ape_blog
Arciprete
Arraffagatto (Arfasatto-Serapione) - Elena
Attimo fuggente
Aurora 86
Barbarab
Baskerville *
Batlogreturns - Kia
Beppone
La casa di Beppone
Blue River - Mass(im)o
Bread & Roses - Simona
Broken clock
Calimero (Nuvolee)
Calma apparente - XaoS
Calzetta
Camera con vista - Claudia
Caravanserral (ex Il cavaliere
errante) - Nicola
Carezza invisibile - Irene
- ex BBMount
Carlo Rubboca *
Cat
Chiamami aquila
Coda di lupo - Gian Pietro
Concy 31
Cristiana G.
Darkismy
Devarim
Dimensione (distrattamente) Morgana - La bottega di spezie - Laura
Eleonora blog
Esperimento
Estrella Vanilla
Esseno - Giuseppe
Eta-beta - Gabriella
Ex Rastagirl- Dina *
Exit - Enrico
Exodus Raian - Mauro Dino *  (doppio link)
Fiore di campo - Gianna
Fort
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