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Se volete adottare un gatto - appendice.

 APPENDICE al post del 31 Luglio 2007.

          


Rifacendomi al post di cui sopra, vorrei narrarvi una vicenda realmente accaduta ad un mio collega, alle prese con una gatta e una scatola di antibiotici.

Nebbia, detta Nebbiolina è una certosina dal carattere dolce, ma piuttosto indipendente, cosa che il giovane ricercatore aveva sottovalutato.

"Facile", aveva pensato quando gli avevano spiegato la procedura: accovacciarsi a terra, prendere la gatta in braccio e, con mosse rapide, forzare le fauci del felino, infilare in fondo la pillola e quindi tenere chiusi bocca e naso per una decina di secondi, al fine di farla deglutire.

J. però non aveva tenuto conto della stupefacente abilità nell'uso della lingua che hanno i gatti e la realtà si presentò alquanto più ostica:  Nebbia era schizzata via, lasciando in pegno a J. un discreto graffio sul braccio e la compressa roteante in aria, indi volatilizzata durante la caduta a terra.

La moglie, rientrando lo aveva trovato carponi, sanguinante, mentre inutilmente cercava prima di ritrovare la pasticca e poi di far uscire la micia da sotto il letto.

F. rincarò la dose con un: "Ma cosa le hai fatto?!",  tuttavia non si dimostrò punto disposta alla collaborazione.


                                          

La mattina seguente, avendo J. rimandato l'operazione affinché Nebbiolina si calmasse, complice la notte che pareva aver portato consiglio, non si perse d'animo e - alzatosi di buon ora - già pronto per recarsi in ufficio, ma con una mezz'oretta di anticipo, entrò in cucina e si chiuse dentro, solo.

Macinò in un mortaio la pastiglia fino a ridurla in polvere e la mischiò ad un prelibato omogeneizzato per bambini, che aveva acquistato al volo la sera precedente e che si era già assicurato fosse di gradimento della gatta.

Indi, uscì invitante con l'omogeneizzato e chiamò Nebbia. Attratta dal profumo del cibo che aveva provato la sera prima, lei accorse senza timore. Inutilmente però, perché, avvicinandosi alla ciotola della pappa, percepì l'odore del medicinale e si rifiutò perfino di assaggiare.

Pensiero e azione rapidissimi, J. prese allora l'omogeneizzato con le dita e ne ricoprì le zampe anteriori della micetta, pensando che, per pulirsi, lei sarebbe stata costretta a leccarsi e quindi ad assumere l'antibiotico.

Tutto si svolse in pochi secondi, allo scadere dei quali la scena che si presentò agli occhi di F. - ignara dell'idea del marito - era questa: l'uomo ricoperto di schizzi di omogeneizzato da capo a piedi: viso, camicia pulita, calzoni da ufficio e perfino il pavimento era pasticciato e pesticciato.
Poco distante, Nebbia si stava leccando con calma le zampine sul cui pelo, particolarmente idrorepellente, era rimasto solo l'odore.

F. non disse nulla: bastò l'occhiata che rivolse al suo giovane consorte.
Eppure J. non voleva darla vinta alla gatta.  La sera, rientrato ancora in anticipo, si nascose nuovamente in cucina e preparò daccapo la terribile miscela di antibiotico in polvere e carne omogeneizzata.
Ne fece una crema particolarmente morbida e uscì ad affrontare l'avversaria di quella che ormai era diventata una sfida.

Questa volta la prese in contropiede: svelto, la immobilizzò tra le gambe e prima che potesse sfuggirgli, gli cosparse il musetto, come una signorina che si spalma una maschera di bellezza.

Nebbiolina rimase immobile, esterrefatta, incredula che proprio a lei potesse essere stata inferta una tale onta.  Pareva la statua di un gatto egizio.  Per un po' resistette, ma alla fine il suo istinto di pulizia prevalse e cominciò a leccarsi, con aria schifata, prima la bocca, adagio e poi, piano piano, tutto il resto.
 
J. continuò la cura in questo modo, nonostante ogni sera fosse sempre più impegnativo trovare i nascondigli della micia, che guarì, ma certo non gli fu mai riconoscente.

 

Non ho potuto avere la foto di Nebbiolina...

Pubblicato il 3/8/2007 alle 18.58 nella rubrica Diario.

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