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Auguri per un anniversario.

                            


E' domenica anche oggi, come diciassette anni fa e la luce è la stessa: quella calda del primo Settembre.
Cosa stavi facendo alle 9 di quel 09.09.90, mattino domenicale di nebbia spruzzata di luce argentea e poi dissolta in raggi dorati?

Io indossavo l'abito e i guanti bianchi, davo una sistematina ai fiori tra i capelli e già stavo recitando, compresa nel mio personaggio.

Sei arrivato trafelato, mi hai scorto tra la gente e hai commentato, rivolto ad un invitato: "Come è bella!", anche tu, come me, attore completamente calato nella parte, fino a credere di essere nella realtà e non in una commedia.

Uno, nessuno, centomila... Chi e che cosa stavamo rappresentando?

Chissà se dopo diciassette anni farei ancora scrivere all'interno della fede nuziale "Uniti, forti e liberi" e tu faresti ancora incidere "Hai dipinto i miei sogni amore"?

Ridevano tutti della frase che avevo pensato per te, ma la concisione non è mai stato uno dei miei punti forti ed erano troppe le speranze che volevo esprimere.
Chi mi diceva che sembrava un motto fascista, chi lo slogan di una squadra di calcio.

Tu invece avevi scelto una frase ispirata ad una poesia di un libro di Tagore, che ti avevo prestato e la gente si congratulava per il tuo temperamento artistico, per il tuo animo poetico.
Senza accorgercene, ci eravamo scambiati i ruoli.

Forse lo credevi davvero, allora, che fossi la realizzazione dei tuoi sogni, ma come dai nostri anulari le vere sono sparite - la tua subito e la mia presto - senza acrimonia, senza un motivo particolare se non il peso di sentirsi "legati", così la realtà ci ha aggredito senza alcuna compassione: te senza preavviso e me che ne avevo presagito l'arrivo da tempo; nessuna attenuante.

Non ci sono stati sogni realizzati in questi diciassette anni, non ci sono stati liti furiose, ma un affetto profondo e agonizzante, un affetto che ancora fa male.

Non è colpa tua, non è a causa mia, semplicemente non siamo una coppia ben assortita, mentre potremmo essere due amici per la pelle.

E' questo che ti chiedo: salviamo la nostra amicizia e sacrifichiamo l'amore. Può essere un sentimento ben saldo anche il primo e sicuramente non fa soffrire come può fare il secondo.
Perché inseguendo un amore che è stato solo un falso miraggio noi rischiamo di non dare valore al grande affetto che ci unisce, al rispetto dell'altro, al poter contare sull'altro.

Questo il mio augurio per noi: che alla monotonia non subentri subdola l'indifferenza, che il silenzio rancoroso venga ucciso sul nascere da un colloquiare sereno e da una calorosa affettività. 

                                                                                    

Pubblicato il 9/9/2007 alle 9.9 nella rubrica Diario.

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