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Ai margini dell'inverno.

 
   


Primo giorno di dicembre: colori bagnati di grigio, pochi rumori freddi, sentore di profondo autunno.

I gatti del cortile, macchia ondeggiante di pelo screziato, macinano le crocchette con trepida voracità. Temono sempre di dover scappare prima di essere sazi e basta un movimento diverso intorno, un suono lieve, ma inconsueto, a metterli in allarme. Sollevano i musetti dalle vibrisse frementi, muovono le orecchie ritte, spalancano meravigliosi occhi di vetro colorato e tendono i muscoli, pronti alla fuga.
La fame però ha il sopravvento sugli altri istinti.

Più tardi, dagli alberi del grande giardino, scenderanno gli uccelletti, a raccogliere le briciole lasciate: passerotti tondeggianti, ghiandaie pennellate d'azzurro, ballerine bianche o gialle dai movimenti svelti e ritmati, gazze con le ali e la coda iridescenti di blu e di verde, qualche cinciallegra le cui piume si confondono col giallo delle foglie cadute e rari pettirossi dal petto vermiglio come una breve, pungente emozione.

Il cielo è scomparso, assorbito da una nebbia gelida e la luce smorta si perderà presto in un buio precoce, che inviterà le persone a chiudersi nelle proprie case, avvolte dal caldo delle chiacchiere e dei pasti consumati in famiglia o dal tepore delle pagine di un libro sotto le coperte; magari prese dalla fantasia di immagini cinematografiche o musicali oppure teneramente smarrite in un sogno d'amore.

Intanto la memoria scorre rapida come un fiume in piena, per poi defluire ed adagiarsi su un ricordo ricorrente e caro.
E' il crepuscolo di uno dei primi giorni di dicembre di quarant'anni fa: una bimba paffuta pedala svelta, precedendo una donna anziana, che adagio fa ondeggiare le grosse natiche sul sellino della vecchia bicicletta nera.
Tornano dalla "novena dell'Immacolata", festosa la nipote per il palloncino di Natale che le è appena stato regalato, affettuosamente stanca la nonna.
Inutilmente ripete: "Vai piano! Aspettami! Stai attenta!". La bambina con le gote rosse rallenta un attimo e poi riprende la sua veloce pedalata: è troppo bello correre incontro ai minuscoli granelli di neve ghiacciata che preannunciano la nevicata notturna!

E' così piccola eppure sente, inconfutabilmente, che quello è uno di quei momenti che resteranno fermi nel ricordo come un'istantanea, per tutta la vita: il cuore sta per scoppiarle di gioia!

A casa, le fiamme del camino acceso bruciano sul viso e le mani tornano a prendere sensibilità. Con la fetta di pane spalmato di marmellata, che dolce si scioglie sulla lingua e il naso schiacciato contro il vetro appannato della finestra, i gomiti posati sul paraspifferi imbottito dalla mamma, resta a lungo ad osservare quella meraviglia che scende dal cielo e trasforma il grigio e profondo autunno in un meraviglioso e frizzante inizio di inverno.

E così fu e non sarà.


 

Pubblicato il 1/12/2007 alle 23.58 nella rubrica Diario.

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