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Suona la campanella di fine anno! 2007: promosso o bocciato?

 


Lo scorso anno, il 2006, è stato talmente doloroso per la nostra famiglia, che aspettavo il cambio di numero come un talismano, pur non credendo affatto nei porta fortuna o sfortuna.

Come era prevedibile infatti, il 2007 non è stato che il proseguimento naturale di avvenimenti in continua evoluzione.

Eppure, come tutti gli anni alla fine di Dicembre, non rinuncio a fare una specie di bilancio dei 365 giorni appena trascorsi. Si tratta più che altro di un riepilogo degli eventi che hanno lasciato una traccia, sia che se ne intuisse immediatamente la portata o che si siano rivelati nella loro grandezza solo a posteriori.

Intanto a Dicembre dell’anno prossimo compirò 50 anni e – impressione molto diffusa – per certi versi non me li sento e mi comporto o ragiono ancora come una ragazza immatura, per altri, soprattutto fisici, non posso fare a meno di prenderne atto. Non sono mai stata bella e non ho mai avuto un fisico sportivo, ma ultimamente ho cambiato talmente aspetto che sto cercando di abituarmi a riconoscermi nella diversa immagine che mi rimandano gli specchi.
Perché il 2007, in anticipo su quanto sperassi, ha sancito definitivamente la mia impossibilità di avere figli e la conseguente rapida trasformazione del mio corpo e… del mio umore.
Mi sono ritrovata con crisi depressive più frequenti e più pesanti e con una svalutazione di me stessa piuttosto consistente.
C’è ancora qualche sprazzo di ribellione in me, un desiderio di cambiare, ma anche una profonda e limpida coscienza dell’ineluttabile, del “troppo tardi”.

Dopo diciassette anni, il primo viaggetto con mio marito si è rivelato un disastro: altro che complicità da ritrovare, se mai c’è stata! L’elastico che ci teneva già poco uniti si è allentato definitivamente, benché lui continui a sperare in qualche evoluzione miracolosa ed io abbia preso atto della realtà e mi sia arresa: nessuna complicità, nessuna progettualità. La “nostra” casa è ancora incompiuta e aspetta dal 1994!
“Non resta che qualche svogliata carezza e un po’ di tenerezza…”. E ce la faremo bastare: che senso avrebbe separarci alla nostra età e con una situazione economica che non ci consentirebbe di vivere l’uno senza il contributo dell’altra. Inoltre siamo due caratteri troppo deboli e fragili e forse è comunque meglio che ci sorreggiamo come possiamo, piuttosto che lasciarci sprofondare del tutto nelle sabbie mobili.

E poi ci sono le mie radici, i miei genitori. Posso ringraziare il Cielo o chi per esso di averli lasciati ancora in vita, nonostante varie vicissitudini. Mia madre è stata ricoverata in ospedale tre volte e operata due, mio padre ha anche lui tanti guai, li vedo sfiorire davanti agli occhi. Non hanno smesso di considerarmi la figlia più “sfigata”, ma più “utile”, comunque io voglio loro bene, ci sono e questa è una buona cosa. Ricordo che da piccola pregavo Dio di lasciarmeli almeno fino a dopo i cinquant’anni perché mi sembrava che allora sarei stata vecchia anch’io e che avrei potuto sopportarne meglio la perdita. Ormai ci sono arrivata e vorrei spostare più in là la data: abbiamo già pagato un contributo di lutti in famiglia.

Sherazade, la mia impagabile amica dal pelo nero, con i suoi grandissimi, lucidi ed espressivi occhi, ha compiuto tredici anni, ma è molto più malmessa che per la sua età. La stiamo curando da un mese con scarsi risultati. Sento che non starà ancora a lungo con noi e questo mi fa molto male. Cerco di non pensarci, ma Sherry è stata la mia ancora di salvezza tante volte! Dicono i miei famigliari che nemmeno riescono a immaginarmi andare in giro per casa o nel cortile senza lei accanto o sulla spalla.
Quanto, quanto le voglio bene! Per consolarmi, mi dico che avrebbe potuto restare con noi meno tempo...

Il lavoro… Anche su questo (e non mi era mai accaduto) hanno influito le défaillances dovute sia alla salute dei miei genitori, sia al cedimento delle mie energie psico-fisiche.
In più ho dovuto subire delle ingiustizie così macroscopiche
a favore di colleghi tenuti in alta considerazione per favori personali al capo, che mi sta mancando la spinta per continuare. Non mi riferisco alla carriera, perché non sono ambiziosa e mi basta e avanza il livello cui sono arrivata, peraltro piuttosto alto, più per coincidenze fortunate che per meriti.

E’ l’ambiente che mi è stato creato intorno, il quotidiano disagio, l’essere sempre nella mira e accusata anche quando la colpa è d’altri; è il rendersi conto che cercare di far valere le mie sacrosante e legittime ragioni, mi ha portato solo a peggiorare la mia posizione. E’ il dover subire delle scorrettezze e ingoiarle, perché impotente a cambiare le cose. E’ il constatare sulla propria pelle che… “c’è del marcio… nella pubblica amministrazione italiana”.

Tutti questi disagi interiori si sono estrinsecati all’esterno in un disordine così macroscopico, che io chiamo “il mio caos primordiale”, dal quale, nonostante gli sforzi compiuti, come una cura medica da seguire, non riesco ad uscire. Forte urla la sofferenza interiore, la mia condanna a vita. Tanto è esasperato il mio disordine interiore, così inimmaginabile quello esteriore e viceversa, come il famoso cane che si morde la coda.

Ho imparato a nascondere molto bene il mio male, recitando delle parti, indossando delle maschere differenti a seconda delle circostanze, ma tutto ciò non ha fatto che aumentare una pressione non sfogata e a trasformarsi anche in numerose e fastidiose malattie psicosomatiche.

Con tali presupposti il 2008 non si preannuncia molto positivo, ciononostante non voglio dimenticare il buono che ho avuto e con il quale vorrei chiudere in modo un po’ più ottimista: siete voi, che passate a farmi visita e mi lasciate un saluto.

Benché il mio blog sia alquanto mediocre e negli ultimi tempi non abbia scritto quasi nulla, ho avuto la conferma di alcuni vecchi amici e ne ho conosciuti altri. Ci sono stati momenti di incomprensione, l’ultimo qualche giorno fa, ma complessivamente sono grata a tutti coloro che si sono prodigati a tendermi la mano ogni volta che stavo per cadere nel pozzo.
Alcuni li ho nel cuore in modo particolare; non farò nomi perché sono certa che ognuno di loro sa che parlo anche di lui o di lei.
Ho imparato molto da tutti voi, sia dal punto di vista intellettuale che dei sentimenti; ho imparato anche che ciascuno ha le proprie pene e le sopporta con dignità e le affronta con coraggio, una lezione che sto cercando faticosamente di mettere in pratica.

Spesso ho avuto la tentazione, messa a volte in pratica, di cessare il mio sito; anche ieri l’altro.
Mi vergogno perché ho poco da dire e nemmeno so scrivere come vorrei o come leggo altrove, ma mi avete dimostrato di accettarmi come sono, con tutte le mie limitazioni e non sarebbe giusto chiudere la porta in faccia a tanto altruismo, né essere irriconoscente. Continuerò e cercherò di fare del
mio meglio, come posso.
Saranno i miei post lontani dalla vita pubblica e l’intenzione del blog quella di creare – aiutandomi con la grafica, l’illustrazione e l’impaginazione - un’oasi accogliente dove il viandante possa riposare.
I miei commenti su altri blog invece, seguiteranno a distinguersi nettamente per argomenti e temperamento.

Una specie di schizofrenica selvatica gatta nera, che estrinseca le proprie distinte personalità nella sua tana e fuori nella notte.

Il 2007 è stato tutto sommato un anno di stallo. Era intelligente, ma non si è applicato abbastanza... O sono io che non mi sono applicata a sufficienza?
L’appuntamento per la prossime riflessioni sul tempo trascorso è fra un altro anno: vedremo di studiare di più.


Brindiamo comunque sia andata!
Auguri a tutti quanti perché alla fine del 2008 possiate sentirvi soddisfatti di voi stessi e in pace con la vostra coscienza.
Un anno di sentimento, di serenità e di produttività in tutti i settori della vostra vita.



 

Pubblicato il 30/12/2007 alle 21.30 nella rubrica Diario.

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