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Addio foglie morte d’autunno.





da La Repubblica del 26 settembre 2008, pag.1

di
Jenner Meletti


Meglio del cinema, l’autunno dai mille colori. Le foglie degli aceri e dei ciliegi selvatici prendono un colore rosso fiamma, i tigli diventano gialli, la quercia diventa bruna... Ma il clima sta cambiando anche la tavolozza dell’autunno. I colori sono meno vivi, il rosso diventa più scuro, il giallo sembra quasi arancione. L’allarme arriva dal Vermont, nel nord degli Stati Uniti. Qui l’autunno del bosco non è solo un piacere degli occhi ma un vero affare: il 40% dei turisti arrivano proprio nei giorni in cui gli aceri sembrano fiamme accese.

E allora si preparano le contromisure. Il Dipartimento dell’agricoltura stanzia 45.000 dollari per capire come mai il rosso degli aceri, - appena più a nord, in Canada, questo albero è disegnato anche nella bandiera nazionale - sia più sfumato, meno vivo, quasi fosse malato. Le prime ricerche raccontano che la colpa è della temperatura sempre più alta che fiacca la pianta e modifica quei pigmenti che nessuna tv al plasma riuscirà mai ad imitare.

«Vivo nei boschi e nelle foreste tutti i giorni - dice Giustino Mezzalira, dottore forestale e direttore di ricerca e sperimentazione di Veneto Agricoltura - e negli ultimi tempi non ritrovo più quei colori così belli che vedevo da bambino». La foresta del Cansiglio è uno dei Vermont italiani. «Anche noi abbiamo gli aceri, e pure i liquidambar ed i liriodendri che sono stati importati dall’America proprio perché stampano pennellate di colore nei nostri boschi di frassini, pini, querce, abeti... Il bosco esplode di ogni colore quando la clorofilla si degrada e lascia spazio agli altri pigmenti. Anche noi dobbiamo capire perché i colori siano oggi meno vividi. Il bosco è un organismo vivo e cerca di adeguarsi al clima e solo studiandolo davvero possiamo capirei mutamenti in atto. Credo che, come negli Stati Uniti, la tavolozza si sia appannata perché l’escursione termica fra giorno e notte è sempre più debole. I mutamenti provocano anche piccoli drammi. Le cinciallegre continuano a depositare le uova nella prima settimana di aprile, perché i loro piccoli possano poi trovare tanti bruchi. Ma quando i piccoli cercano cibo, i bruchi già sono scomparsi».

«Le foglie - dice Luca Mercalli, presidente della società meteorologica italiana - ci raccontano come il clima stia cambiando». In Val d’Aosta il climatologo segue un progetto dell’Arpa regionale. «Abbiamo messo sensori di temperatura dentro ai boschi e in date precise, da aprile alla fine di novembre, rileviamo le temperature. Ci sono poi singoli rami campione dei quali osserviamo e contiamo le foglie, anche qui con scadenze precise. I primi dati ci dicono ciò che era già intuibile guardando il termometro: l’aumento della temperatura provoca l’allungamento della stagione vegetativa. Le foglie spuntano con 15 giorni e anche un mese di anticipo. Insomma, la primavera è sempre più precoce, mentre la caduta delle foglie autunnali resta quasi ferma. Questo perché questa stagione, al confronto delle altre, è la meno colpita dal rialzo delle temperature».

Foglie da ammirare come se fossero esposte al Louvre, foglie da studiare. «Noi teniamo sotto osservazione i larici, la pianta con foglie decidue più diffusa delle Alpi. Il bosco intero è comunque una miniera di notizie. Biologi e botanici hanno scoperto che le piante producono pollini in anticipo, rispetto al passato, e allora chi soffre di allergie deve mettersi in allarme anche in mesi nei quali prima poteva respirare. Ma, lo ripeto, a preoccupare noi studiosi del clima è questo termometro che continua a salire. La natura se n’è accorta, ovviamente, e reagisce. Gli uomini ancora no. Continuano, in gran parte, a fare finta di nulla».


Pubblicato il 29/9/2008 alle 6.39 nella rubrica Articoli giornali.

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