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Da una lettera.


http://www.strykowski.net/eng/Auschwitz/Auswitz_-_shoes_of_the_prisoners_-_photography_3434.php

Dalla lettera ad un recente amico ebreo-israeliano, residente a Tel Aviv.

[...] Stamattina ho pensato a te appena mi sono svegliata: è il 27 Gennaio, il Giorno della Memoria.

Mi sono informata, da brava ignorante qual sono e ho scoperto che è una istituzione molto recente. Chissà come mai io non ricordavo fosse stata riconosciuta in Italia nel 2000 e che quindi solo nel 2001 è stata la prima volta che anche la nostra nazione ha abbracciato tale iniziativa.

Sono nata nel 1958, in un paesino contadino, nel quale erano ancora molto vivi i racconti (e i rancori) nei confronti della dittatura, tredici anni dopo la guerra. I miei genitori, i nonni, la scuola, tutti ci hanno dipinto l'orrore fascista e soprattutto nazista. Ne sono stata molto toccata, ne sono tuttora sconvolta.


In Europa bruciava la guerra, ma soprattutto l'odio. Ho letto tanti libri sull'argomento: non riescono mai a farmi pensare: "Cose che già si sanno".

Non si può rimanere indifferenti.

Per questo credo che sia giusto e pedagogico che anche le generazioni che sono venute dopo si scontrino con l'angoscia della seconda guerra mondiale, con il suo drammatico epilogo in Giappone, con la ferocia di intere popolazioni istigate contro altre, con le brutture più spaventose... Anche se l'occhio vorrebbe non vedere e l'orecchio non sentire.

Ci sono cose che non si devono dimenticare, tanto più se esistono già gruppi di revisionisti della storia che le negano (compreso uno dei vescovi cattolici scismatici di Lefebvre, cui è appena stata revocata la scomunica, provocando un certo scandalo).

Immagino che certo tu o i tuoi figli non dimenticherete, essendo stata la vostra famiglia coinvolta personalmente, ma che anzi ogni giorno per voi sia "IL giorno della memoria".

Oggi ho visto per la prima volta Tel Aviv (Collina della Primavera) e sono rimasta stupefatta: è così grande, ariosa, tutta adagiata sulle rive del Mediterraneo...
E' così lontana dalle immagini che la televisione o internet o i giornali ci hanno riportato anche il mese scorso: guerra, bombardamenti su civili palestinesi a Gaza, attentati su civili inermi, magari su un autobus che li porta al lavoro...

La "questione arabo-israeliana" ha suscitato interesse in me fin da ragazza, ma non l'ho mai studiata a fondo e non ho mai preso una posizione precisa: non sarei in grado di farlo.

Quando frequentavo le elementari, il nostro maestro ci parlava di Israele come di un esempio di forza di volontà, di riscatto positivo; la lingua imparata dal nulla, i kibbutz, il doversi difendere da deserto e popolazioni ostili... Per me gli israeliani erano gli "ebrei" sfuggiti all'olocausto, erano i "buoni" contro i "cattivi" e provavo per loro molta ammirazione.

Ora mi rendo conto che israeliano ed ebreo non sono termini intercambiabili. Capisco anche che vennero commessi grandi pasticci politici in tempi passati e che ciascuna popolazione residente rivendichi - credendo di averne totale diritto - quello che ritiene essere il proprio territorio.

Penso che l'Europa soffra ancora di un certo senso di colpa nei confronti dell'olocausto che ha perpetrato o avvallato o del quale ha finto di non sapere e che il moderno Stato di Israele tragga vantaggio da questo, quando si accanisce su popolazioni martoriate.

Lo so che da lì viene anche il terrorismo, ma il dolore per un figlio innocente morto non è uguale per tutti?

Tempo fa avevo assistito in Tv ad un servizio giornalistico riguardante una comunità di israeliani e palestinesi che avevano fraternizzato proprio su questa base comune: avere avuto un lutto in famiglia. Quello che avrebbe dovuto scatenare l'odio reciproco, li aveva invece avvicinati.

E' una domanda retorica, mi rendo conto, ma... Perché gli uni e gli altri non sentono il dolore altrui come il proprio?

Questo discorso vale per ogni luogo della terra in cui si sono consumate guerre o faide simili: i morti del nemico valgono meno.

Mi interesserebbe che tu, da israeliano, mi raccontassi come si vedono e vivono le "cose" da lì, dall'interno.

Oggi comunque è il 27 Gennaio.
Basterà, negli anni che verranno, come monito per le generazioni future? Non lo so.
Intanto chiniamo il capo in memoria e omaggio a tutti i sopravvissuti e i martiri di quell'immane, terrifficante, lunghissimo delirio. [...]





Foto tratta da:
http://www.strykowski.net/eng/Auschwitz/Poland_-_Oswiecim_-_Holocaust_-_photos_3448.php


Pubblicato il 27/1/2009 alle 7.27 nella rubrica Riflessioni.

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